Il cerchio si stringe. Per lo stupro di Rimini di venerdì notte, i sospettati sono 15, tutti nordafricani, la maggior parte tunisini e algerini. A compiere, materialmente, le violenze ai danni della 26enne polacca sono stati in 4. Confermata la descrizione iniziale del fidanzato della giovane, colpito in testa da una bottiglia dagli aggressori, che si sono poi avventati sul corpo della ragazza. Tutti e 4 hanno una pelle olivastra, due di loro avevano il cappuccio della felpa in testa. Gli inquirenti continuano a restringere il cerchio, grazie anche alle dichiarazioni di due testimoni, che avrebbero visto il branco intorno alle 4 del mattino.

Persone in apparenza curate

Dalle immagini delle videocamere di sorveglianza poste nella zona in cui è avvenuto lo stupro ai danni della ragazza polacca compaiono 4 giovani in apparenza curati. La pista più accreditata è che non siano degli sbandati, balordi di passaggio, ma che risiedano stabilmente in Riviera e frequentino i locali di Rimini Sud, dove sono soliti spacciare sostanze stupefacenti e farne uso a loro volta. Un'altra ipotesi, collegata alla prima, è che al momento dello stupro fossero drogati.

Stando alle indiscrezioni riportate dal Corriere della Sera, le vittime avrebbero visto le immagini delle telecamere confermando che gli autori del vile gesto fossero i 4 uomini ripresi nel video. Oltre alla giovane coppia polacca, nella stessa notte il branco aveva stuprato anche un trans di nazionalità peruviana, derubandolo.

Dalle voci che circolano nelle ultime ore, sembrerebbe che lo stesso gruppo di nordafricani nei giorni precedenti al doppio stupro si fosse reso protagonista di una serie di molestie ai danni di una coppia di Varese. Il fatto risalirebbe allo scorso 12 agosto.

La condanna dalla Polonia

La notizia dello stupro ai danni di una loro connazionale ha avuto grande eco in Polonia, dove le reazioni di condanna sono state durissime.

Il vice procuratore generale di Varsavia, Patryk Jaki, ha parlato di bestie e di condanna a morte, sottolineando come non sarebbe una cattiva idea il ritorno alle torture. Intanto, il ministro della Giustizia polacco ha aperto ufficialmente un'indagine, affermando come in Italia sia stato commesso un crimine orribile.

In queste ore, stanno giungendo nel nostro Paese alcuni investigatori provenienti dalla Polonia, che andranno ad affiancare quelli italiani, nella speranza di fare al più presto luce sul caso e chiudere definitivamente il cerchio sui responsabili.

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