In Italia svolgono la professione di insegnanti più di 700mila cittadini. Negli ultimi anni il numero di quelli 'invischiati' in casi di abusi denunciati o scoperti è in deciso aumento. Spesso però gli accanimenti, fisici o psicologici nei riguardi dei minori, rimangono impuniti, molte volte addirittura sconosciuti, nella maggioranza dei casi per l'omertà che vige in moltissime scuole. Ma l'eccezione esiste, è il caso di una ragazzina in zona Milano lo dimostra.
Il caso nel milanese
Interessanti notizie di cronaca quelle che giungono dalla città metropolitana di Milano.
Protagonista dell'accaduto una ragazzina di 11 anni, presa di mira da un insegnante per aver titubato ad accettare le richieste di suonare uno strumento musicale. Ma, il tentennamento della giovane non era dovuto ad una sua 'voglia', ma da alcuni problemi accusati in seguito ad un tumore al cervello. Cosi, davanti i compagni di scuola, il professore ha rivolto pesanti frasi offensive nei confronti della ragazza. "Se tu fossi mia figlia ti avrei dato un calcio in c***": questa una delle numerose imprecazioni rivolte alla ragazzina, che per colpe certamente non sue non riusciva spesso ad accontentare le richieste dell'insegnante.
Dopo aver ricevuto le offese del professore, la ragazzina fu costretta ad uscire dall'aula piangendo.
Ennesima delusione per la piccola, che già era 'costretta' a seguire un percorso integrativo con tanto di sostegno psicologico, sia per via del malore accusato ma anche per la mancanza del padre, perso qualche tempo prima, che aveva lasciato nella ragazzina una sorta di stato di smarrimento: l'insegnante pare però essersene infischiato non contenendo le parole nei confronti della studentessa indifesa. Fortunatamente, dopo l'accaduto, è arrivata la pronta denuncia alle forze dell'ordine, che hanno avviato e poi concluso l'inchiesta in oggetto.
La condanna
Parole volgari e aggressive non potevano rimanere impunite, specie perché nei riguardi di una ragazza con evidenti disabilità: la giudice Anna Maria Zamagni non ha avuto alcuna esitazione nel punire l'insegnante, che doveva invece accogliere a braccia aperte la ragazzina, cercando di farla integrare nel contesto scolastico.
L'uomo è stato condannato a due mesi (che non sconterà per aver chiesto scusa) e al risarcimento di 5.000 euro nei riguardi della studentessa residente nell'hinterland milanese. Inoltre, l'insegnate è stato censurato dalla stessa scuola dove insegnava da tempo.