Dovrà difendersi in tribunale, lo psichiatra accusato di aver abusato di due dei suoi pazienti. I rapporti sessuali erano visti dal dottore, ora settantenne, come una possibile "cura" per il loro "disturbo mentale"[VIDEO]: l’omosessualità. Il medico in questione si rifaceva alle teorie di Bergler, uno psicoanalista degli anni ’50 che definiva gli uomini omosessuali come “psichici masochisti” o “persone essenzialmente sgradevoli”.

Lo psichiatra, Melvyn Iscove, rischia oltre che la prigione, anche la radiazione dell’albo. È andato, infatti, decisamente oltre a quanto richiesto al suo ruolo.

Inizialmente, il dottore creava un rapporto di fiducia con i suoi pazienti, incitandoli ad aprirsi con lui e a rivelargli le loro fantasie sessuali. Fin qui, tutto sembra procedere come dovrebbe. Il problema, però, sorge nel modo in cui questa fiducia veniva stabilita. Infatti, i pazienti (rimasti anonimi) hanno rivelato che vedevano nel dottor Iscove più che uno psichiatra un padre da compiacere, tanto da arrivare a dirgli quello che pensavano lui volesse sentirsi dire. Si andava stabilendo, così, un malsano rapporto dottore-paziente, basato sulla totale devozione di quest’ultimo sul primo. Prima di un abuso sessuale, allora, sembrerebbe esserci stato anche un abuso psicologico, un esercizio del proprio potere ai danni dell’altro.

I pazienti, che chiameremo per comodità X e Y, sarebbero stati così indotti ad avere rapporti sessuali con il dr. Iscove.

Primo caso: il paziente X

Il paziente X si rivolse al Dr. Iscove per problemi d’ansia [VIDEO] e di depressione, legati al suo timore di essere gay. Inizialmente, veniva incoraggiato a rivelare le sue fantasie sessuali. Spesso, poi, lo psichiatra domandava con insistenza se lui (Iscove) fosse coinvolto in tali fantasie e di raccontargliele. Vedendo il dottore come una figura paterna, il paziente provava imbarazzo nel parlare di questo genere di argomenti, ma al tempo stesso, succube, non poteva non compiacerlo. Poi la situazione è cambiata. Lo psichiatra aveva iniziato ad abbracciarlo alla fine di ogni seduta per poi dirgli: “puoi toccarmi, se vuoi”.

Da quel momento, i rapporti sessuali (dalla masturbazione reciproca al sesso orale) sono diventati parti integranti della terapia. Questi avvenimenti si sono verificati all’incirca tra le dieci e le venti occasioni, finché il paziente ha esplicitamente chiesto al Dr. Iscove di potervi mettere fine. Nonostante questi avvenimenti, non ha interrotto la terapia con lo psichiatra, continuando le sedute.

Secondo caso: il paziente Y

Prima di conoscere il dottor Iscove, il ragazzo non aveva alcuna preoccupazione circa la sua omosessualità [VIDEO], anzi, aveva da sempre avuto rapporti eterosessuali. Il motivo per cui si era rivolto, inizialmente, allo psichiatra era per risolvere problemi d’ansia e depressione, che erano sfociati in un abuso di alcool.

Durante le loro sedute, però, il dottor Iscove gli suggerì di leggere alcune opere di Bergler, psicoanalista sopracitato. A seguito di queste letture, lo invitò a raccontargli le sue fantasie sessuali, specie quelle a carattere omosessuale. Qualunque storia incentrata su una relazione eterosessuale, infatti, veniva vista come forma di negazione, di rifiuto verso il suo vero orientamento sessuale. Il paziente Y, soggiogato anche lui, si convinse fermamente che quell’uomo lo stesse aiutando a guarire dalla propria omosessualità. Desideroso di soddisfarlo, di sorprenderlo, di essere il paziente modello, anche lui acconsentì ad avere rapporti sessuali che, come per il paziente X, consistevano in masturbazione reciproca e sesso orale.

Con lui, però, lo psichiatra si sarebbe spinto oltre, arrivando fino ad avere rapporti completi. Venuto a conoscenza del desidero del paziente Y di intraprendere una relazione con un altro uomo, il medico stesso si era detto disponibile, sconsigliandogli un partner casuale, perché “non desiderabile”. I rapporti sarebbero avvenuti non solo nel suo studio, ma anche nel suo appartamento.

Rapporto consenziente o no?

Leggendo i due casi, alcuni potrebbero pensare che i rapporti siano stati consenzienti. Infatti, può sembrare che lo psichiatra abbia sempre rispettato la volontà del paziente, sia nell’iniziare che nel finire tali rapporti. L’abuso, però, c’è stato. Entrambi i pazienti erano diventati, nel corso delle sedute, succubi dell’uomo.

Inoltre, il paziente X viveva con malessere la sua omosessualità, tanto da soffrire di depressione e ansia, condizioni che probabilmente gli creavano difficoltà nel vivere la sua sessualità al di fuori delle sue fantasie. Il paziente Y, invece, sembra essere stato “colto di sorpresa”. Inconsapevole fino a quel momento della sua omosessualità, disarmato dinnanzi ad essa, si era abbandonato totalmente nelle mani dello psichiatra, che vedeva come unico rimedio per la sua “malattia”. Non va, poi, sottovalutata la giovane età dei due pazienti. Entrambi, infatti, quando si sono rivolti al dottor Iscove avevano meno di venti anni. Erano, quindi, giovani, inesperti e facilmente suggestionabili.

In un quadro di repressione e sottomissione, allora, la richiesta esplicita dello psichiatra non sarebbe sembrata, agli occhi dei pazienti X e Y, un “gentile” invito, bensì un obbligo a cui non poteva non adempire.