Non esiste ancora una data e nemmeno una sede per ospitare l'atteso bilaterale tra Stati Uniti e Corea del Nord, dove per la prima volta nella Storia un presidente americano in carica ed un leader nordcoreano si confronteranno faccia a faccia. Gli ultimi avvenimenti internazionali, però, fanno intuire che la sede idonea per ospitare un incontro fondamentale per porre le basi di una soluzione alla lunga crisi coreana sia stata già scelta o, quantomeno, c'è già un'idea in proposito.

La visita in Svezia

Ha colto un pò tutti di sorpresa la visita ufficiale in Svezia del ministro degli esteri della Corea del Nord, Ri Yong-ho, più che altro perché non era stata preannunciata e questo aspetto alimenta certamente il primo sospetto circa il vero scopo della missione di uno dei fedelissimi di Kim Jong-un. Già in passato, il Paese scandinavo aveva avuto un importante ruolo da intermediario per favorire il dialogo tra Stati Uniti e Corea del Nord. Oltretutto è noto il ruolo della diplomazia svedese che favorisce i servizi consolari a Washington in territorio nordcoreano.

Lofven: 'Pronti a fare la nostra parte'

A rafforzare questa tesi c'è anche la dichiarazione del premier svedese Stefan Lofven, rilasciata all'agenzia di stampa TT. "Se le due parti saranno disponibili - ha detto il capo del governo di Stoccolma - siamo pronti a svolgere il nostro ruolo di intermediario". Un compito favorito dal fatto di essere una nazione militarmente non allineata, la cui diplomazia è presente da tempo in Corea del Nord. "Godiamo di fiducia e dunque pensiamo di poter fare la nostra parte", ha concluso Lofven.

Trump e la 'linea dura'

Stiamo ovviamente parlando di ipotesi, anche se qualcosa di concreto traspare tanto dalla visita del rappresentante di Pyongyang in Svezia, quanto dalle parole del premier svedese. Non c'è ancora una data, si parla di un ipotetico 'entro fine maggio' e, oltretutto, non siamo ancora sicuri che Kim Jong-un o Donald Trump non decidano di tirarsi indietro all'ultimo momento. Gli ultimi movimenti interni all'amministrazione Trump, però, lasciano presagire una certa 'linea dura' che sarà adottata da Washington nei confronti del piccolo Stato comunista.

Il 'licenziamento' dell'ormai ex segretario di Stato, Rex Tillerson, e la nomina al suo posto del direttore della CIA, Mike Pompeo, sono un segnale in tal senso. Nei giorni scorsi Pompeo, noto 'falco anti-iraniano', è intervenuto sulla questione coreana sottolineando che "nessuna concessione sarà fatta nei confronti di Pyongyang prima del vertice" e "ci assicureremo prima che Kim metta sul tavolo la discussione per la denuclearizzazione del suo arsenale".

Quando Trump ha annunciato la nomina del numero uno della principale agenzia di intelligence statunitense come capo della diplomazia, ne ha evidenziato "la grande intelligenza ed il fatto che siamo sempre sulla stessa lunghezza d'onda". Motivo per cui Washington potrebbe mettere la controparte dinanzi ad una sorta di 'aut... aut' ed è difficile che Kim Jong-un possa accettare condizioni unilaterali.

Ma questa, ovviamente, è ancora una questione prematura.

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