Una storia paradossale che testimonia la rivoluzione in atto negli Stati Uniti: da mesi – in seguito allo scoppio dello scandalo Weinstein – sui giornali americani si rincorrono le testimonianze delle vittime di abusi da parte di personaggi potenti in diversi campi della società, dallo sport alla moda, dallo spettacolo alla politica. In molte hanno deciso di rompere il silenzio, anche dopo anni, e raccontare le proprie storie, sull’onda del movimento #MeToo. Nessuno però poteva immaginare che le accuse avrebbero coinvolto anche l’uomo che ha deciso di muoversi contro Harvey Weinstein, avviando un procedimento legale dopo aver raccolto le denunce di diverse tra le molestate dal celebre produttore di Hollywood, ormai caduto in disgrazia.

Le dimissioni del procuratore generale

Infatti, il procuratore generale Eric Schneiderman è stato costretto a dimettersi, dopo che diversi suoi alleati politici – primo fra tutti il governatore di New York, Andrew Cuomo – gli hanno suggerito di compiere questo passo. Alla base della decisione ci sarebbe l’ennesima inchiesta giornalistica, questa volta pubblicata dal New Yorker, che ha raccolto le testimonianze di quattro donne che accusano il magistrato di violenze fisiche ed molestie sessuali. Eric Schneiderman, che ultimamente aveva assunto un ruolo di primo piano nelle lotta politica contro il presidente Donald Trump, non ha negato i fatti, ma ha spiegato che le presunte vittime erano in realtà consenzienti, in quanto si sarebbe trattato in tutti i casi di pratiche erotiche decisamente dure, tuttavia compiute volontariamente dalle sue partner.

I racconti delle vittime

Eppure i racconti delle quattro hanno colpito molto l’opinione pubblica americana: in due hanno raccontato di essere state percosse e strette al collo durante i rapporti carnali: entrambe avrebbero avuto bisogno di essere medicate subito dopo. Le altre due testimoni, tra cui un’avvocatessa, hanno parlato di violenti schiaffi sul viso.

Spesso i fatti sarebbero avvenuti a seguito dell'abuso di alcol da parte del procuratore generale. Schneiderman, dal canto suo, ha sottolineato come nella privacy di alcune relazioni intime si è trovato a praticare alcuni giochi di ruolo ed altre attività sessuali in accordo con le sue compagne: "Non ho aggredito nessuno e non sono mai stato coinvolto in rapporti non consensuali, una linea che non oltrepasserei mai".