Una vera e propria tragedia da incubo per una neomamma, che però assume pericolosamente toni da malasanità facendo finire i medici coinvolti in tribunale. La vicenda si è svolta nel marzo del 2014, quando una donna stava partorendo il figlio prematuro e la dottoressa, nell'aiutare, avrebbe letteralmente "staccato" la testa dal resto del corpo del bambino, per poi riattaccarla subito dopo. Ma vediamo cosa è successo nel dettaglio.

L'orribile vicenda consumata in Scozia

Non siamo nuovi a notizie di malasanità che vedono coinvolte nascite finite con il decesso della madre, del bambino o di entrambi, soprattutto in Italia, ma ci sono casi in cui le vicende estere hanno altrettanto dell'incredibile. E' successo in Scozia, circa quattro anni fa. Una donna era in procinto di partorire il proprio figlio prematuramente, ma le era stato negato il ricorso al taglio cesareo (anche se questa versione è tutta da verificare tramite i giudici che si sono occupati del caso).

La ginecologa che stava assistendo al parto della madre, la dottoressa Vaishnavy Laxman, ha dato dei consigli alla partoriente dicendo di spingere per poter agevolare il bambino mentre lei lo avrebbe praticamente tirato per le gambe (e, a quanto sembra, si trattava di un parto podalico). E allora è accaduto l'impensabile: il corpicino del bambino è stato letteralmente spezzato, lasciando la testa ancora dentro l'utero. Lo shock orribile della madre del bambino ha indotto la donna ad inveire con violenza contro la dottoressa minacciandola esplicitamente.

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Cronaca Nera

Il processo e l'enigma del taglio cesareo

A distanza di ben tre anni, è stato aperto un fascicolo contro la dottoressa in questione, che dopo il misfatto ha "riattaccato" la testa (recuperata con cesareo) per poter concedere alla famiglia del bambino un corpo integro. Durante il processo, la madre del bambino ha dichiarato che nessuno dei medici presenti al parto ha mai espresso la necessità di dover effettuare un cesareo per poter salvare il figlio, preferendo continuare un parto spontaneo che con tutta probabilità sarebbe finito nel peggiore dei modi (come è effettivamente accaduto).

Essendo la donna alla sua prima gravidanza, si era affidata completamente ai medici per poter avere il suo primo figlio senza complicazioni di questo genere, mentre loro l'avrebbero tenuta all'oscuro dei pericoli concreti che il bambino poteva correre in quelle condizioni.

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