Jan Ullrich è di nuovo nei guai. Il campione tedesco di Ciclismo, negli ultimi anni è stato dapprima chiamato in causa nel corso di inchieste sul doping nel mondo delle due ruote, e poi ha avuto grossi problemi con la dipendenza da droga e alcool. Stando a quanto rivelato dall'edizione online del quotidiano tedesco "Bild" - informazioni confermate da fonti di polizia - l'ex atleta sarebbe stato arrestato a Francoforte con l'accusa di abuso e tentato omicidio di una prostituta, che sarebbe stata colpita e strangolata dall'ex sportivo, prima di riuscire a fuggire.

La polizia tedesca avrebbe fatto irruzione nella camera di un lussuoso albergo del centro, dove Ullrich si sarebbe recato insieme ad una escort.

Quando è stato portato in commissariato, pare che l'ex ciclista fosse sotto l'effetto di droga e alcool. Inoltre nella stanza del "Villa Kennedy" di Francoforte in cui alloggiava il vincitore del Tour de France 1997, sarebbe stata rinvenuta una sostanza sospetta che, secondo gli inquirenti, potrebbe essere cocaina o speed.

La depressione, parabola discendente di Ullrich

È da diverso tempo che Jan Ullrich sta lottando per liberarsi dalla dipendenza dalla droga, anche se il suo problema più grave, da quando ha lasciato il ciclismo professionistico, è la depressione. L'ex fuoriclasse in passato ha anche rivelato di aver cominciato a bere in seguito alla fine della carriera agonistica, accompagnando all'alcool dosi di antidolorifici e tranquillanti.

Qualche tempo fa, mentre si trovava a Maiorca (dove risiede dal 2016) pare che Ullrich abbia avuto un malore: si parlò anche di tentato suicidio, ma lui ha sempre respinto con forza quest'ipotesi, accettando di sottoporsi ad un periodo di riabilitazione.

Purtroppo, però, i suoi sforzi sono stati vani, perché negli ultimi tempi ha ricominciato ad abusare di sostanze stupefacenti e alcool. Poco più di una settimana fa, il campione olimpico 2000 era già stato arrestato nell'isola spagnola per aver aggredito il regista e attore Til Schweiger, mentre stava tenendo un party per festeggiare l'uscita del suo nuovo film "Honey in the Head".

In seguito a questa disavventura, l'ex fuoriclasse del ciclismo internazionale aveva deciso di tornare in Germania per seguire nuovamente un percorso di riabilitazione, ma proprio a Francoforte è finito nuovamente in manette [VIDEO], anche se, dopo un consulto tra polizia e Procura, si è deciso di rilasciarlo.

Ullrich, una vita da primatista assoluto

La carriera di Ullrich è stata straordinaria: indimenticabile la sua vittoria al Tour de France nel 1997 dinanzi a grandi avversari come Virenque e Pantani. Negli anni a seguire è ancora protagonista della Grande Boucle, quando prova a contrastare il dominio dello statunitense Lance Armstrong [VIDEO].

Nel 2000 si toglie la soddisfazione di vincere la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Sydney.

Dopo il ritiro dalle corse del suo grande rivale Armstrong, Ullrich è pronto a ripresentarsi al Tour per vincere, ma proprio alla vigilia della partenza della corsa il suo nome rientra nella cosiddetta Operaciòn Puerto, riguardante l'uso di sostanze dopanti nel ciclismo mondiale. A causa di quest'inchiesta, nel 2007 rischia di perdere l'oro conquistato proprio a Sydney, ma al termine delle indagini sul suo conto non emergono illeciti, dunque i suoi successi gli vengono confermati.

C'è da sottolineare che il campione tedesco si è sempre dichiarato estraneo alle "cure" del dottor Puerto finite nel mirino della magistratura. Allo stesso tempo, però, non ha mai nascosto di aver fatto ricorso all'epo per migliorare le sue prestazioni sportive. La sua carriera si conclude amaramente quando, dopo essere stato nuovamente coinvolto nell'inchiesta Puerto in seguito ad una confessione di Rudy Pevenage, ex ds della T-Mobile, il fuoriclasse viene riconosciuto colpevole dal TAS di Losanna che annulla tutti i risultati sportivi ottenuti dal 2005 fino al ritiro del 2007.

E proprio in seguito a tutte queste vicende, Jan Ullrich è finito nel tunnel della depressione e delle problematiche psicologiche che spesso scaturiscono dal ricorso prolungato e sistematico a sostanze dopanti.