Si chiude finalmente il primo filone d'inchiesta sulla valanga di Rigopiano dove morirono almeno 29 persone. I soggetti ufficialmente indagati sono 25. Di questi 24 sono persone fisiche, mentre una è una persona giuridica, nello specifico una società (Gran Sasso spa). Tra gli indagati anche nomi eccellenti come quello del presidente della Provincia Antonio di Marco, il prefetto di Pescara Francesco Provolo e anche il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta. Inizialmente le persone indagate erano probabilmente di più, ma alcune posizioni sono state stralciate.

I reati ipotizzati dagli inquirenti

Gli accertamenti investigativi sono stati condotti dai carabinieri forestali. Questi sono stati guidati da Anna Maria Angelozzi, coordinati dal procuratore capo Massimiliano Serpi e dal Pubblico Ministro Andrea Papalia. Gli investigatori sarebbero orientati a contestare agli indagati almeno sette tipologie di reato diversi. Tra queste sicuramente disastro ed omicidio colposo, omicidio plurimo colposo, abuso edilizio, falso ideologico, omissione di atti d'ufficio e abuso di atti d'ufficio.

Oltre a queste contestazioni principali, dovrebbero essere addebitati agli indagati anche diversi reati ambientali.

Le 'colpe' del Comune di Farindola

Tra i vari capi di imputazione risalta soprattutto quanto scritto dagli inquirenti in merito al comportamento dei dirigenti e del comune di Farindola. Infatti, per gli investigatori il Comune non avrebbe mai dovuto rilasciare i permessi per la costruzione dell'Hotel di Rigopiano, soprattutto in quella posizione.

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Cronaca Nera

Per di più, secondo quanto riferito dal pubblico ministero, il piano di emergenza del comune non dava alcuna istruzione per prevenire una possibile valanga. Se si fosse provveduto, continua il Pm, ad implementare un nuovo piano regolatore non sarebbero mai stati rilasciati i necessari permessi edilizi. Non era stata predisposta nessuna carta di localizzazione di valanga relativamente all'area dove venne eretto l'Hotel Rigopiano.

Se ciò fosse avvenuto, ci si sarebbe quasi certamente subito accorti che il sito scelto per la costruzione dell'Hotel era altamente soggetto a tale pericolo e tale da consigliare la chiusura dell'albergo durante la stagione nevosa. E' chiaro, quindi, che la mancanza della Clpv è alla base della tragedia di Ricopiano. La vicenda continua a far discutere, e lo farà indubbiamente ancora in futuro.

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