Sono passati ventisette anni dalla strage di Capaci che portò alla morte di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Ci furono ventitrè feriti tra i quali Angelo Corvo e l'autista Giuseppe Costanza. Alle ore 18:00 del 23 maggio 1992 esplodeva una carica di tritolo sull'autostrada che collegava l'aeroporto di Punta Raisi a Palermo.

Giovanni Brusca fu il mandante di quest'omicidio su ordine di due capi come Totò Riina e Bernardo Provenzano. A meno di un anno di distanza dalla morte di Falcone e Borsellino, si è arrivati all'arresto di Totò Riina il 15 gennaio del 1993. Non si può ridurre tutto a questo momento. Falcone ha dato un contributo fondamentale, come dimostrato dal maxiprocesso del 1986 che portò a condanne rilevanti.

Non si può dimenticare la collaborazione di Falcone e Borsellino, allora poco più che quarantenni, con un altro magistrato che ha sacrificato la propria vita in nome della giustizia.

La collaborazione con Rocco Chinnici e la nascita del pool antimafia

Si tratta di Rocco Chinnici, assassinato nel 1983 ma ha dato delle basi determinanti per la creazione del pool antimafia. Il lavoro è proseguito con un Antonino Caponnetto che decise di chiamare al suo fianco cinque magistrati come Falcone, Borsellino, Natoli, Di Lello e Guarnotta.

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Cronaca Nera

Questa attività portò all'arresto di quattrocento criminali legati al fenomeno Cosa Nostra. Giovanni Falcone dovette fare i conti con molte ingiustizie nel corso della sua carriera di magistrato come avvenuto il 19 gennaio 1988.

Le ingiustizie subite dal magistrato che si vide preferito Antonino Meli

Parliamo dell'anno in cui Antonino Caponnetto decise di dimettersi dall'incarico confidando che il suo successore potesse essere Giovanni Falcone.

Incredibilmente venne preferito Antonino Meli, un uomo vicino alla pensione che ebbe dei continui contrasti con Falcone per il modo di operare. Sempre nel 1988 si vide preferito Domenico Sica alla guida dell'Alto Commissariato per la lotta alla Mafia. Nel 1989 Falcone decise di andare a Roma accettando il ruolo di superprocuratore continuando la lotta alla mafia. Non si può dimenticare che il successo del maxiprocesso fu dovuto anche alla collaborazione tra Buscetta e Falcone.

Il magistrato Falcone era l'unica persona con cui voleva parlare il pentito per rivelargli i segreti legati a Cosa Nostra. Buscetta aveva perso molti familiari tra cui due figli nella seconda guerra di mafia e per questo motivo era pronto a raccontare la verità. Questa testimonianza fu fondamentale per portare alla sentenza emessa il 30 gennaio del 1992. In quel giorno le condanne furono confermate e dunque fu un colpo molto duro per Cosa Nostra.

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