Negano i genitori della bambina disabile di Milano. All'interrogatorio davanti al Gip, Stefania Pepe, si sono difesi sostenendo che la piccola è caduta da sola in casa e sbattendo si è fatta male.

Tutto è iniziato a metà maggio, quando al Pronto Soccorso i medici si sono trovati a dover curare una bambina di 4 anni con il corpo pieno di contusioni. Le ferite e soprattutto l'emergere di fratture pregresse e mai curate, hanno insospettito il personale medico che ha subito contattato le forze dell'ordine. Dopo accertamenti effettuati dall'Unità tutela donne e minori, sono venute a galla le violenze subite dalla piccola.

Le intercettazioni hanno rivelato una realtà agghiacciante

Le indagini sono durate un paio di settimane. Dopo i primi sospetti, le forze dell'ordine hanno proceduto con delle intercettazioni dalle quali sono emersi dei particolari agghiaccianti.

La coppia era solita denominare la bimba con l'appellativo di "scimmia" e ripeteva più volte di non sopportarla. Inoltre, la madre ha chiaramente ammesso - durante una conversazione con il marito - di averle rotto un braccio. La madre odiava la bambina e spesso incitava il padre ad aggredirla. L'orrore familiare che ha rivelato la natura delle intenzioni della coppia, ha anche fatto emergere che i due avevano intenzione di avvelenare la figlia o annegarla e stavano escogitando un modo per farla franca.

Mentre la bambina era ricoverata in ospedale, conversavano su come liberarsi definitivamente di lei e fuggire all'estero.

Le forze dell'ordine hanno sorpreso i genitori della povera bambina in prossimità di un bus per Malpensa, mentre si accingevano a scappare in Egitto, loro Paese di origine, con gli altri quattro figli. La "colpa" della bimba maltrattata sarebbe la sua disabilità.

La difesa

I genitori della vittima, residenti in un quartiere popolare di Milano, non hanno ammesso le proprie responsabilità sin da quando durante i primi soccorsi hanno giustificato le fratture pregresse con delle cadute incompatibili con i referti medici. Hanno sostenuto che la bambina era caduta dal letto e dal divano e anche durante l'interrogatorio hanno seguito questa linea.

La coppia si trova nel carcere di San Vittore, mentre i figli sono stati trasferiti in una comunità protetta dove sono stati raggiunti dalla sorellina dimessa dall'ospedale.

Prima dell'episodio cruciale che ha portato gli inquirenti ad avviare le indagini, la bambina non ha mai mostrato segnali del disagio familiare in cui era costretta a vivere. Frequentava regolarmente la scuola e non era mai accaduto nessun episodio tale da allertare gli assistenti sociali.

Gli inquirenti continuano ad approfondire la questione per verificare che i maltrattamenti non fossero estesi anche agli altri figli della coppia che tuttora continua a negare ogni tipo di responsabilità.