Calciatori, attori, cantanti, celebrità, ma anche persone comuni: in pochi giorni, 'FaceApp', applicazione gratuita per dispositivi mobili e ultima moda social, ha conquistato milioni di utenti su scala planetaria. Basta infatti inserire una propria foto e, dopo qualche click, l'app restituisce su smartphone il proprio aspetto da anziani.

La curiosità, forse un tantino masochistica, di poter vedere il proprio volto invecchiato, è subito soddisfatta. Ma i rischi non sarebbero pochi: dalla privacy del tutto compromessa, ai virus su smartphone trasmessi da una versione fake circolante. Negli Usa è diventata una questione di Stato e di sicurezza nazionale, al punto da coinvolgere l'Fbi, la polizia federale.

FaceApp, l'Fbi indaga sulla presunta interferenza del governo russo

Diritto di modificare e distribuire le nostre immagini a piacimento, praticamente per sempre, condizioni d’utilizzo estremamente vaghe e non conformi al Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati. A seguire, forse, la possibilità di acquisire altre immagini ed informazioni personali a nostra insaputa: secondo gli esperti, i dati di ciascuno non sono mai stati così a rischio come con FaceApp. Nata nel 2017, l'app è tornata alla ribalta in questi giorni per aver raggiunto 80 milioni di download.

Grazie a particolari filtri che possono ringiovanire un volto ma anche invecchiarlo, FaceApp mostra il ritratto impietoso di come saremo a 80 anni.

Un gioco virtuale diventato mania social che ha contagiato anche i vip, come gli italiani Chiara Ferragni e Fedez. Ed ora, la privacy di questi come di milioni di altri utenti sarebbe in serio pericolo. Qualche analista informatico su Twitter ha ipotizzato che l’applicazione carichi sui propri server tutte le fotografie contenute nel rullino. La voce è girata in fretta sui social e negli Usa, oltre la psicosi collettiva, la vicenda è diventata un caso politico.

Chuck Schumer, capogruppo democratico al Senato degli Stati Uniti, ha chiesto addirittura all'Fbi di indagare.

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Politica Curiosità

La Wireless Lab, l'azienda che ha sviluppato il programma, malgrado il nome inglese, è russa: secondo il politico, potrebbe cedere illegalmente i dati dei suoi 80 milioni di utenti alle autorità di Mosca per scopi poco chiari. Nella lettera inviata proprio all’FBI e alla Federal Trade Commission, Schumer sostiene che l'app minerebbe “la sicurezza nazionale e la privacy di milioni di cittadini americani”. Il senatore ha sollevato dubbi sulle modalità e sulle tempistiche relative all’accesso ai dati dei cittadini americani che l’app fornirebbe a terze parti, enti governativi stranieri.

L'azienda con sede a San Pietroburgo ha respinto le accuse: secondo gli sviluppatori, il 99% degli utenti non esegue il log-in, per cui FaceApp non avrebbe accesso ad alcun dato che possa identificare la persona. L'amministratore delegato dell’azienda, Yaroslav Goncharov, in un’intervista al Washington Post ha chiarito che l’unico materiale raccolto da FaceApp è quello che l’utente sceglie di caricare. “La gran parte” delle immagini sarebbero cancellate dal server entro 48 ore dal caricamento delle stesse.

Resta poco chiaro cosa intenda Goncharov con l'espressione "la gran parte". I sospetti del senatore restano perché da San Pietroburgo in passato sono partiti attacchi di hacker verso il governo Usa. L'amministratore delegato replica che nessun dato può essere trasferito in Russia perché FaceApp utilizza server Amazon situati negli Stati Uniti e in Australia. Ma, al momento, c'è solo la sua parola contro una montagna di dubbi.

Scenari possibili

Di fatto, gli Usa sono in stato di allerta: responsabili per la sicurezza, hanno invitato i futuri candidati alle presidenziali del 2020 a non utilizzare il servizio.

Gli scenari possibili sono preoccupanti: come spiegato al Tgcom24 da un esperto di sicurezza informatica, Riccardo Meggiato, attraverso questo 'gioco' regaliamo i nostri dati biometrici e contribuiamo a migliorare il sistema di creazione di facce finte, volti sintetici. Associati a profili social fake, possono creare "masse critiche di utenti totalmente inventati, ma credibili, che possono influenzare l'opinione popolare da una parte o dall'altra", ad esempio in occasione di elezioni politiche. Il precedente è il caso di Cambridge Analytica, società che ha collaborato alla campagna elettorale di Donald Trump, al centro di uno scandalo per aver utilizzato impropriamente i dati di milioni di persone.

Infine, tra le insidie, c'è la versione fake dell'app che installa virus sugli smartphone. La falsa applicazione, una volta rimossa, rilascia un malware, MobiDash, che inonda l'utente di messaggi pubblicitari. Sembrerebbe una specie di 'contrappasso' informatico che castiga il narcisismo esasperato del 'popolo social', almeno secondo la lettura del fenomeno dello psichiatra Paolo Crepet.

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