Mattia M., il "paziente 1", il primo italiano risultato positivo al Coronavirus, è stato dimesso oggi, lunedì 23 marzo, dall'ospedale San Matteo di Pavia, dov'era ricoverato da più di un mese. Il manager dell'Unilever (nota multinazionale avente sede anche a Casalpusterlengo, in provincia di Lodi) è ritornato nella sua Codogno e dalla pagina Facebook di Lombardia Notizia ha voluto lanciare un messaggio: "Io sono stato fortunato, ma voi rimanete a casa".

Il messaggio di Mattia dopo il Coronavirus

Mattia ha lasciato l'ospedale ed è potuto rientrare a casa dalla moglie che tra poche settimane darà alla luce la loro primogenita.

Il giovane, considerato il primo caso accertato nel nostro Paese di Coronavirus, ha rilasciato una breve dichiarazione: "Dopo questa esperienza è difficile fare un racconto di quello che mi è accaduto. Ricordo di esser stato ricoverato in ospedale, a Codogno e mi hanno detto di essere stato in terapia intensiva per 18 giorni. Poi mi hanno trasferito nel reparto di malattie infettive": "Qui - ha continuato - ho ricominciato ad avere contatti con il mondo reale e a fare la cosa più bella e semplice: respirare":

Mattia, che si considera molto fortunato in quanto ha avuto la possibilità di essere curato (ora, in piena emergenza, medici e mezzi potrebbero non bastare), ha poi concluso: "Le persone devono comprendere che è fondamentale rimanere a casa".

"La prevenzione - ha sottolineato - è indispensabile per non diffondere l'infezione". Anche se questo può voler dire allontanarsi da familiari e amici.

Mattia, il primo positivo al Coronavirus

Mattia è uno uomo giovane, in salute: pratica sport regolarmente e si dedica spesso al jogging. Tuttavia, poco più di un mese fa, la sua vita è cambiata radicalmente. Il 18 febbraio, ha iniziato ad accusare febbre e malessere. Nel pomeriggio, quindi, ha raggiunto il pronto soccorso della sua cittadina, Codogno. I medici che lo hanno visitato, però, pur suggerendo al paziente un ricovero, non hanno sospettato che fosse affetto da Coronavirus in quanto i sintomi che presentava, infatti, non facevano pensare al Covid-19.

Mattia, però, dopo gli accertamenti del caso, aveva preferito ritornare a casa. Qui dopo poche ore, nonostante stesse seguendo la terapia prescritta, le sue condizioni sono andate via via peggiorando al punto che, due giorni più tardi, il 20 febbraio, si era reso necessario l'intervento di un rianimatore ed il trasferimento urgente in terapia intensiva.

Ad accorgersi che la situazione di Mattia era "anomala" e che l'ospedale si trovava di fronte ad un caso di Coronavirus è stata un'anestesista dell'ospedale di Codogno, la dottoressa Annalisa Malara. Il giovane, infatti, sembrava affetto da una leggera polmonite e non era stato considerato "un paziente a rischio". Nonostante questo, però, non reagiva a nessuna cura.

Per questo il medico ha voluto pensare all'ipotesi peggiore.

Mattia, guarito dal Coronavirus, ringrazia il dottor Bruno

Nella notte di venerdì 21 febbraio, Mattia, è così stato trasferito in sub intensiva al Policlinico San Matteo di Pavia. Le sue condizioni, pur essendo molto critiche, erano stabili e, mentre l'Italia si scopriva a fare i conti con un virus pericolosissimo e sconosciuto, il Covid-19, i medici hanno fatto il possibile per salvare il 38enne di Codogno.

Lunedì 9 marzo, il manager, è stato "stubato" e pian piano è ritornato alla vita. Oggi Mattia, che tra poco diventerà padre ma che a causa del Coronavirus pochi giorni fa ha perso il suo papà, Moreno, ha voluto ringraziare chi in queste settimane si è preso cura di lui.

Un grazie particolare lo ha riservato al dottor Raffaele Bruno, direttore del reparto Malattie infettive e tropicali del San Matteo. Il professore, ripercorrendo la storia del 38enne ha concluso: "Dal punto di vista umano, guarire Mattia, mi ha insegnato che la normalità è un privilegio".