I pm della Procura di Bergamo sono arrivati stamattina a Roma per ascoltare come persone informate sui fatti il Premier, Giuseppe Conte, il ministro della Salute, Roberto Speranza e quello dell'Interno, Luciana Lamorgese. L'inchiesta riguarda la mancata istituzione di una zona rossa tra Nembro e Alzano Lombardo, le due cittadine lombarde duramente colpite dalla pandemia provocata dal nuovo coronavirus. Nella fattispecie i magistrati vogliono capire se l'istituzione della zona rossa spettasse al Governo centrale o alla Regione Lombardia, e quindi da qui procedere a stabilire se vi siano gli estremi per ravvisare responsabilità penali.

L'audizione di Conte è durata circa tre ore e si è svolta a Palazzo Chigi. L'inchiesta è coordinata dalla procuratrice Maria Cristina Rota.

Ascoltata anche Luciana Lamorgese

Intorno alle 15 ha lasciato la sede della presidenza del consiglio anche il ministro Luciana Lamorgese. La sua audizione con i pm è durata circa un'ora, così riferisce Il Fatto Quotidiano. Adesso l'ultimo ad essere ascoltato sarà il ministro della Salute Roberto Speranza. Già nelle scorse ore, il Premier Conte, parlando con i giornalisti, ha riferito che si sente assolutamente tranquillo in quanto in quei giorni ha agito con "scienza e coscienza". Sulla vicenda è intervenuto anche Stefano Bonaccini, governatore dell'Emilia - Romagna, che ha portato l'esempio di quanto avvenuto nella sua regione nel piccolo paese di Medicina, nei pressi di Bologna, dove la Regione ha preso la decisione di instaurare una zona rossa in piena notte.

Negli scorsi giorni i pm bergamaschi hanno anche ascoltato Attilio Fontana, Presidente della Regione Lombardia e l'assessore al Welfare del Pirellone, Giulio Gallera.

L'Istituto Superiore di Sanità sostiene che la zona rossa andasse fatta

Tutta la vicenda parte il 27 febbraio scorso. La pandemia era arrivata da pochi giorni nel nostro Paese e nella Val Seriana i contagi continuavano ad aumentare di giorni in giorno. L'assessore Gallera all'epoca disse che si stava guardando con attenzione alla zona di Nembro e Alzano Lombardo, ma in quel momento spiegò Gallera, non c'era nessuna ipotesi di istituire zone rosse in Lombardia. Il 3 marzo la situazione comincia a farsi seria, per cui la Regione Lombardia interpella l'Istituto Superiore di Sanità circa l'utilità di chiudere la zona della Val Seriana interessata dai contagi.

Il Comitato tecnico scientifico istituito dal Governo ritenne utile procedere all'istituzione della zona rossa, da qui partì la richiesta di approfondimenti da parte del Premier per sapere se sarebbe bastato chiudere solo la zona di Nembro e Alzano Lombardo oppure tutta la regione. Questi particolari sono stati chiariti anche dal Presidente dell'Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, anche lui ascoltato dai magistrati: l'uomo, già il 5 marzo scorso, sostenne che bisognava chiudere il territorio intorno alle due cittadine lombarde. Su ciò ci sono anche le testimonianze degli abitanti che avrebbero visto arrivare anche le camionette dell'Esercito insieme alle Forze dell'Ordine, pronte a chiudere la zona.

Il decreto dell'8 marzo

Tre giorno dopo il Presidente del Consiglio emana un decreto specifico con cui chiude tutta la Lombardia, definita "zona arancione". E proprio a quel punto partirono le proteste degli abitanti di Nembro e Alzano Lombardo sulla mancata istituzione di una zona rossa intorno al territorio dei loro comuni. Nello scorso mese di aprile il Premier Conte spiegò che non si è mai impedito alle regioni di prendere dei provvedimenti anche più restrittivi che potessero limitare l'avanzata dei contagi. Adesso spetterà ai pm di Bergamo chiarire cosa sia avvenuto in quei giorni concitati.