Matteo Bassetti sul suo profilo Facebook è tornato a parlare di Coronavirus. L'infettivologo del San Matteo di Genova si è espresso su vari punti legati alla pandemia. In particolare ha sottolineato come i numeri, al momento, sembrino confermare il trend in discesa. Allo stesso tempo ha invitato a fare le scelte opportune relativamente ai dispositivi di protezione personale da utilizzare.

Bassetti spiega perché adesso sono meglio le mascherine chirurgiche

Il riferimento di Matteo Bassetti ha riguardato principalmente le mascherine. Per settimane c'è stata una vera e propria disputa su quali dovessero essere quelle giuste da indossare.

Da una parte c'erano quelle chirurgiche dall'altra le N95 o FP2. Alla fine si è arrivati a determinare il fatto che una capillare diffusione delle prime rappresenti un presidio sufficiente per contenere il contagio in seno alla collettività. Bassetti citando un lavoro di Scarano su Int J Env Res Pub Health evidenzia come lo studio certifichi il fatto che, con il caldo, le mascherine chirurgiche sarebbero sicuramente la soluzione migliore. "Le N95 - spiega - infatti, oltre a costare molto di più, aumentano molto la temperatura facciale, sono più scomode da usarsi e hanno minor aderenza. Per strada vedo ancora troppa gente con le N95 perché pensano siano migliori". Sarebbe, perciò, opportuno secondo l'infettivologo lasciare le Fp2 agli operatori sanitari.

Bassetti ricorda un'epidemia quando lavorava a Udine

Se tutti indossano le mascherine chirurgiche nei luoghi chiusi o quando il distanziamento è impossibile, il contagio da coronavirus sarà ostacolato in maniera significativa. L'obiettivo è evitare di intasare le terapie intensive e generare nuove vittime.

Tuttavia, Matteo Bassetti ha scelto di soffermarsi sui dati della mortalità del Ministero della Salute. In riferimento agli ultimi cinque anni ha notato un anomalo livello di mortalità relativo alla stagione 2016-2017. "Dovuto - specifica - a un'importante e diffusa epidemia influenzale quasi paragonabile a quella di quest'anno".

"Ricordo - aggiunge - di molti casi gravi e decessi anche tra i giovani quando lavoravo ad Udine". "Ma nessuno- evidenzia - si era posto il problema". L'altro punto su cui Bassetti pare invitare a riflettere è il fatto che, nel 2020, il livello anomalo di mortalità riguarderebbe unicamente alcune province lombarde e non in tutte le aree del Paese.

Parole che in un certo senso mirano a far capire che le somme su quanto abbia inciso il coronavirus sulla mortalità, le si potranno capire solo con il passare del tempo. Non resta che attendere e augurarsi che il peggio sia già passato.

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