Il professor Gianvincenzo Zuccotti, presidente della facoltà di Medicina della Statale di Milano, è stato tra gli autori dello studio pubblicato sulla rivista Emerging Infectious Diseases, che ha rivelato la presenza del virus a Milano già a partire da novembre 2019. La positività è stata rintracciata in un bambino di quattro anni i cui genitori si erano rivolti ai medici il 30 novembre dell'anno scorso per eseguire un tampone oro-faringeo in seguito a una diagnosi di sospetto morbillo. Dallo studio condotto dai ricercatori a distanza di un anno, il risultato si è rivelato essere un altro.

Il virus Sars-Cov-2, infatti, può essere scambiato per la sindrome simil-Kawasaki e manifestare le stesse eruzioni cutanee, compreso il morbillo. "L'indagine epidemiologica non ci ha dato elementi particolari, è un'infezione presa a livello locale", queste le parole del dottor Zuccotti. I ricercatori hanno anche eseguito un'indagine sulla famiglia per capire dove i genitori con il figlio si fossero recati in quel periodo. Ma dai risultati non è emerso alcuno spostamento tra settembre 2019 e febbraio 2020, un periodo in cui hanno confermato che il bambino sia rimasto nell'area nord di Milano.

Lo studio che ha portato alla diagnosi da Covid-19

Il 30 novembre 2019 il piccolo paziente aveva manifestato sintomi di vomito e problemi respiratori, così si era recato all'ospedale dove, a causa della comparsa di bollicine cutanee, era stato sottoposto a un tampone oro-faringeo.

Il sospetto dei medici era quello di un caso di morbillo, poi risultato negativo.

Quel tampone, dopo un anno è stato riesaminato dai medici che, dopo aver indagato tutti i casi di malattia esantematica di morbillo e rosolia risultati negativi a Milano tra settembre 2019 e febbraio 2020, ne hanno riscontrato la positività al Sars CoV-2.

Poco chiaro dove il bambino abbia contratto il virus in quel periodo; il sospetto, dunque, che l'infezione fosse già presente in Italia e giustificasse così il rapido impatto nel Nord del Paese: ipotesi avvalorata anche dal fatto che tracce del virus erano presenti nelle acque reflue di Milano.

Dagli studi effettuati, il bambino potrebbe diventare il nuovo paziente 1, dato che avrebbe contratto la malattia almeno tre mesi prima del paziente di Codogno.

Luca Richeldi, membro del Comitato Tecnico Scientifico e presidente della Società di pneumologia, ha dichiarato: "La storia non è finita. Questo di oggi è un indizio. La tecnologia e il valore dei nostri ricercatori stanno consentendo di chiarire il percorso di trasmissione di questo virus, dando notizie importantissime su come si trasmette e che vie segue".