L'Umbria torna arancione scuro dopo tre settimane di zona rossa. Ma ad un anno dallo scoppio della pandemia, la situazione Covid-19 non sta migliorando: il piano vaccinale va a rilento, mancano i vaccinatori, i medici e le strutture. E in più imperversano le varianti inglese e brasiliana. Dalle pagine Facebook dei consiglieri regionali di opposizione, si leggono pesanti accuse nei confronti della Governatrice Donatella Tesei, rea di non aver preso sufficientemente sul serio la situazione dopo la prima ondata.

Le polemiche non sono nuove, chiaramente: è dall'inizio della pandemia che l'opposizione chiede a gran voce test a tappeto e screening di massa gratuti.

Ma le loro richieste non sono state ascoltate.

Ma al di là dello scontro politico, la situazione continua ad aggravarsi. La regione Umbria per ora è ultima in Italia per somministrazioni di vaccino anti-Covid. Le prenotazioni sono ancora riservate agli over-80, ma gli appuntamenti arrivano fino a giugno per la prima dose. Questo perché mancano strutture e medici. E se per le prime si potrebbe anche fare qualcosa, utilizzando strutture già esistenti riconvertite, per i secondi la situazione è più complessa.

Niente vaccinatori, niente vaccini

Sì perché mancano i vaccinatori. Tanti. E il personale sanitario in generale, tra cui diversi primari. Che è successo? L'azienda sanitaria già da prima di dicembre lamentava la mancanza di personale, ma le assunzioni promesse si sono rivelate un flop.

L'esodo del personale sanitario che si forma in Umbria e poi va a lavorare altrove, è stato ripreso persino dalla procuratrice Rosa Francaviglia nella sua relazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario.

La "fuga" del personale sanitario verso altre regioni è giustificata dal tipo di contratti che vengono loro offerti: in Umbria sono tutti contratti a tempo determinato, talvolta anche a ore.

Nelle altre regioni, invece, si assume a tempo indeterminato.

La riduzione del personale ha chiarmente messo sotto maggiore pressione l'azienda ospedaliera. La quale ha deciso di non vaccinare nei fine settimana e giorni festivi.

Ed ecco come l'Umbria si ritrova ultima: meno di 15mila vaccinati (prima e seconda dose) su oltre 880mila abitanti secondo Covid-19 Opendata Vaccini.

Le dosi in Umbria non mancano

Ciò che non manca veramente sono le dosi di vaccino. Secondo quando dichiarato dai consiglieri regionali del Partito Democratico: "Su 65.905 vaccini consegnati, quasi 43mila sono quelli somministrati e oltre 23mila quelli in giacenza"

Anche se di spazi ce ne sarebbero diversi, ma la regione Umbria continua ad andare avanti con soli due punti vaccinali per il comune più popoloso, il perugino (quasi 167mila persone nel comune), e uno solo nel ternano (111mila abitanti).

L'inchiesta sull'ospedale da campo

Nel frattempo, è ormai quasi un anno che la Corte dei Conti dell'Umbria ha aperto l'inchiesta sui fornitori, i loro criteri di selezione e la gestione del progetto. Si parla di finanziamenti per milioni di euro per un'ospedale da campo che ad un anno dall'inizio della pandemia e a 10 mesi dalla presentazione, ancora non può funzionare per mancanza di personale.

Un progetto irrealizzato e spettro di un danno erariale, secondo la procuratrice Francaviglia.

Altro problema è costituito invece dalla lentezza delle ricostruzioni post terremoto del 2016 per quanto riguarda le strutture pubbliche. Nonostante la carenza di posti letto e l'emergenza sanitaria, l'ospedale di Norcia continua a rimanere impraticabile da oltre 4 anni.

Da Cuba all'Umbria

Insomma, non una situazione semplice per gli abitanti del cuore verde d'Italia (ora cuore rosso e malato). Ritardi e malagestione, ad un anno dallo scoppio della pandemia, hanno portato l'Umbria ad essere il fanalino di coda in Italia nel contrasto alla diffusione del Coronavirus. E nel frattempo, l'opposizione chiede che per sanare le mancanze, si chieda aiuto a Cuba.

L'isola caraibica aveva già dato il suo contributo, inviando medici e personale in Lombardia e Piemonte, durante la prima ondata. La Regione Umbria aveva già chiesto aiuto nelle settimane passate, ottenendo 19 medici dalla Lombardia e un bando governativo della Protezione Civile. Tuttavia, neanche questo è servito per ovviare alle carenze.

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