Emergono nuovi particolari sul delitto del Piave. Fabrizio Biscaro, il 35enne che si è autoaccusato dell'omicidio di Elisa Campeol, barista coetanea di Pieve di Soligo, quando è andato a costituirsi ai carabinieri, ha esibito un lobo dell'orecchio della sua vittima. Intendeva dare prova dell'autenticità della sua confessione.

Il macabro particolare, riportato dalla Tribuna di Treviso, è stato confermato all'Ansa da fonti investigative. Il corpo di Elisa Campeol era stato trovato mercoledì 23 giugno, verso le 12:30, nel parco dell'Isola dei Morti lungo le sponde del Piave a Moriago della Battaglia.

Il brutale omicidio non ha spiegazione al di fuori dei disturbi psichici di cui soffriva il reo confesso.

Delitto del Piave, macabro cimelio portato ai carabinieri

Ha scelto a caso la sua vittima, mosso dalla necessità di fare del male a qualcuno. Una voce interiore glielo avrebbe suggerito finché il suggerimento sarebbe diventato un imperativo. "Non so perché ho ucciso, avevo solo tanta rabbia da sfogare. Se al suo posto ci fosse stato qualcun altro, non avrebbe fatto differenza", ha riferito Biscaro ai carabinieri della stazione di Valdobbiadene dove è andato a costituirsi. Ai militari esterefatti, ha consegnato in uno zainetto un coltello da cucina con una lunga lama insanguinata e parte di un orecchio della sua vittima.

Elisa Campeol era stata trovata senza vita da un escursionista che ha dato l'allarme poco prima che Biscaro si recasse dai carabinieri. Il reo confesso è stato trasferito nel carcere di Treviso con l'accusa di omicidio volontario. Si tratterebbe di un arresto quasi in flagranza di reato, dal momento che più persone lo avrebbero visto allontanarsi dal luogo del delitto. All'arrivo sul posto del 118, sono stati inutili i tentativi di rianimare la donna.

Mercoledì mattina Elisa, che lavorava nel bar di famiglia, si era diretta sul greto del fiume da sola, come spesso faceva, per rilassarsi e prendere il sole. Era stesa su un lettino quando è stata aggredita alle spalle e colpita da 20 fendenti.

I colpi più letali al costato, le hanno perforato un polmone. Ha cercato invano di difendersi, come dimostrano le ferite su mani e braccia di cui ha riferito il medico legale.

Le indagini hanno confermato che Biscaro, dopo aver infierito sulla vittima mentre era ancora agonizzante, le ha staccato un pezzo di orecchio e l'ha portato con sé. Una morte atroce e inspiegabile quella di Elisa, avvenuta per mano del 35enne che abitava a Col San Martino, a pochi chilometri da dove viveva lei, a Pieve di Soligo. Eppure, i due non si erano mai visti.

Ricostruzione di una giornata di follia

Operaio in un’azienda di impiantistica, martedì mattina Biscaro è andato regolarmente a lavorare. Ha timbrato e ha svolto il turno previsto.

Tornato a casa, dopo il pranzo in famiglia ha fatto perdere le sue tracce. I genitori, allarmati, ne hanno denunciato l'allontanamento. Ha iniziato a vagare nella zona. Si è fermato prima presso una tabaccheria, poi in un supermercato dove ha comprato il coltello da cucina usato per il delitto.

Si è accampato per la notte presumibilmente lungo le sponde del Piave presso l'Isola dei Morti, nome sinistro che ricorda i caduti della Prima Guerra Mondiale. L'indomani mattina è uscito da un boschetto in riva al fiume per colpire la donna. La Procura ha sequestrato l'auto di Biscaro, il suo smartphone per verificare gli spostamenti fatti, e il computer per cercare altri elementi che attestino la pianificazione dell'omicidio.

Omicida con una complessa storia psichiatrica

Nel passato dell'omicida c'erano stati quattro tentativi di suicidio e numerosi ricoveri presso il Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell'ospedale di Conegliano. L'ultimo episodio di autolesionismo, risale a sei mesi fa. Era stato suo padre a salvarlo. L'operaio era stato nuovamente ricoverato, ma dopo un mese aveva scelto le dimissioni volontarie. Agli inquirenti che l'hanno interrogato per otto ore, ha riferito di aver interrotto tre mesi fa la cura farmacologica di propria iniziativa per presunti effetti collaterali.

Oggi, nel corso dell'interrogatorio di garanzia davanti al gip Marco Biagetti che si è svolto nel carcere di Treviso, il legale dell'indagato, Rosa Parenti, ne ha chiesto la scarcerazione e il trasferimento in una struttura in grado di assisterlo.

Il pubblico ministero Gabriella Cama, titolare del fascicolo aperto in Procura per omicidio volontario, condivide l'opzione di cercare una sistemazione alternativa per Biscaro. Il pm ha disposto l'acquisizione delle cartelle cliniche del paziente psichiatrico per prendere in esame le diagnosi fatte e accertare eventuali responsabilità.