La premiata coppia Mazzantini/Castellitto ha preso di nuovo la retta via. Dopo i passi non ben piantati sul selciato della cinematografia italiana - anche se comunque sotto alcuni aspetti mirabili - di film come Venuto al mondo (secondo alcuni disastrato nella realizzazione), o La bellezza del somaro (più centrato e sperimentale), Nessuno si salva da solo riporta il duetto verso le atmosfere vincenti di Non ti muovere.

I protagonisti di Nessuno si salva da solo esistono grazie alla presenza del proprio corrispettivo di coppia: presi in solitudine avrebbero scarsa presa sullo spettatore. D'altra parte nessuno dei due è un eroe: il film può anche tendere all'epica, ma è comunque un epos che si scioglie nei rivoli del quotidiano.

Forse, quando Scamarcio urla la sua rabbia sulla faccia incredula e disperata, anche nell'aggressività, a Jasmine Trinca, ci si può anche dimenticare che si sta assistendo a una guerra di coppia e non di popoli. Quindi, bravo Scamarcio. Ma brava anche la Trinca: vale la pena segnalare, en passant, che una coppia recitante e inedita come la loro, muove un po' l'immobilismo di certe soluzioni attoriali che, per quanto vincenti, tendono a cadere nel prevedibile.

Scamarcio e la Trinca non mostrano (non è richiesto da Castellitto) capacità di costruire una personalità accentrante; ma nel film non sono i soli a sacrificare l'eventuale individualità: anche i bambini seguono lo stesso destino. I figli che, in altri territori cinematografici funzionano da stelle dalle quali emanano raggi per abbagliare lo spettatore pronto al sentimento di dispiacere per i virgulti, qui sono lasciati nel sottofondo: in Nessuno si salva da solo è il contrasto della coppia che prende la scena.

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Quindi non le persone, ma l'evento oppositivo e belluino tra i "due che si erano tanto amati (almeno questo, si spera)" fa da trazione all'evento filmato.

Poi, lo ha dichiarato lo stesso Castellitto in diverse interviste, Nessuno si salva da solo non vuole essere solo un film. Il regista ha segnalato che in fondo il profondo malessere che viene liberato, come un vaso di Pandora del terzo millennio, in questa famiglia sezionata e ferita, è sicuramente anche o forse principalmente, espressione di una politica sentimentale. Sergio ha fatto capire che lo svantaggiato momento storico che sta transitando sul pianeta trova rifugio e luogo semantico su facce e comportamenti di coppie come quella del film.

E non c'è molto da obiettare. E, come nella politica, anche in questa coppia deragliata si parla in politichese: infatti la discussione su Mike Tyson è ovviamente e banalmente parlare di un tema (ma a chi importa di Tyson, in quel frangente?) e intenderne un altro.

Nessuno si salva da solo è un film che parla anche di cibo: cibo rifiutato, vedi l'anoressia di Delia/Trinca; cibo scarsamente raggiungibile, quello degli attori non presenti icasticamente nel film ma presentissimi nella vita in qualità di disoccupati o messi al muro dalla vita; cibo azzerante e armato, esattamente come il gelato che Delia/Trinca sbatte in faccia a Gae/Scamarcio, dichiarazione definitiva della fine di un matrimonio deperito come un fiore nel deserto.