Dal prossimo 17 febbraio al 31 maggio 2017 sarà aperta al MAN di Nuoro la prima antologica italiana dedicata alla grande fotografa americana Berenice Abbott (1898-1991). In mostra 85 scatti originali realizzati tra la metà degli anni Venti e i primi anni Sessanta. Abbiamo intervistato la curatrice Anne Morin per saperne di più.

E' la prima volta che Berenice Abbott viene presentata in Italia. Come è nata l'idea?

Ci è sembrato interessante proporre una mostra di Berenice Abbott in questo momento, viste le nuove tendenze della fotografia contemporanea, perché a mio avviso Berenice Abbott è un modello che ha modificato la terminologia della fotografia documentaria, della quale incontriamo molti riferimenti nella fotografia, soprattutto tedesca, contemporanea.

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Come è stato pensato il percorso espositivo al MAN di Nuoro?

Ho ritenuto fondamentale evidenziare i grandi capitoli dell’opera di Berenice Abbott, come la prima serie di ritratti che realizzò a Parigi, nella seconda metà degli anni ’20, quando lavorava come assistente di Man Ray, e dall’altra parte il lavoro più emblematico e famoso della sua opera, ovvero “Changing New York”, degli anni ’30; per ultimo il suo interesse verso la fotografia scientifica che realizza a partire dagli inizi degli anni ’40.

Abbiamo fatto una selezione molto rigorosa all’interno del suo grande archivio.

Come sono state selezionate le foto?

Come dicevo prima, è stata fatta una selezione delle fotografie più rappresentative in riferimento ai tre macro capitoli in cui può essere divisa la sua storia.

Quali sono gli scatti più significativi?

A mio parere, i due ritratti di Eugène Atget perché il loro incontro, nel 1926, fu fondamentale per entrambi. Lei non sarebbe esistita senza di lui, senza averlo conosciuto. Lui non sarebbe stato scoperto senza la lungimiranza di lei. Ritengo molto importante anche la foto che scattò di notte “Veduta notturna, New York, 1932”, perché racconta i cambi urbanistici di New York e a sua volta annuncia il terzo capitolo della sua opera, quello della fotografia scientifica, manifesto del suo interesse per la fisica quantistica.

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A quali fotografi contemporanei possiamo associare la Abbot?

Tutti i fotografi che provengono dalla scuola di Dusseldorf, fotografi tedeschi, potrebbero avvicinarsi all’opera di Berenice Abbott, ma anche fotografi come Gabriele Basilico, o per rendergli omaggio, un fotografo come Thibaut Cuisset

Da chi invece si discosta per originalità e stile?

Annie Leibovitz? Direi tanti, davvero tanti altri.