La scrittrice Stefania Bertola è pronta per licenziare un altro dei suoi fenomenali romanzi. In questo caso, il titolo è “Divino amore” (Einaudi, pag. 262) ed è in uscita il 4 giugno 2019. Di questa romanziera si ricordano diversi Libri pubblicati, fra gli altri, “Luna di Luxor” del lontano 1989; poi “Se mi lasci fa male”; “A neve ferma”; “Il primo miracolo di George Harrison”; “Solo Flora, Milano”; “Ragione & sentimento”.

Tutti, per lo stile caratteristico, riconducibili a una peculiare visione della letteratura che, nel suo caso, significa commistione in percentuali variabili, di un insieme di umorismo, sentimento e ambienti surreali.

Trama del libro

Il romanzo muove da una situazione, purtroppo diventata comune da quando l’alba del 2007 ha decretato uno stato di difficoltà per diversi individui, che – nella storia narrata – significa senza mezzi termini, affari che vanno male e problemi conseguenti. In quelle situazioni non c’è un attimo da perdere: bisogna attivarsi, pena il fallimento di ciò che si è riusciti a creare. Tuttavia, detta così, sembra che esista un iter ben costruito e che la società mette a disposizione di chi è in situazione di empasse.

Ovviamente, questa è solo una visione ingenua della faccenda: la realtà è che bisognerebbe mettersi in giro per individuare la soluzione giusta per la defaillance in questione. Altro problema: qual è la soluzione giusta e, soprattutto, quanto costa? Per la protagonista principale del romanzo di Stefania Bertola – solo lei può trovare una via d’uscita – tutto l’argomentare svolto fino a questo momento, non ha comunque grande appeal: lei ha già un piano preciso. Chiaro, veloce e proficuo: commettere un reato.

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I personaggi

In “Divino amore” non ci si è risparmiati sullo sciorinamento di figure e conseguenti nomi da assegnare. Infatti, la protagonista di nome Lucia Lombardi – che ha avuto in regalo un esercizio di wedding planning prima baciato dal successo e poi caduto in disgrazia – ha un nugolo di amiche alle quali spiegherà il suo piano a costo zero per ridare lustro al Palazzo degli Sposi, un edificio caratterizzato da stucchi rosa e da una clientela (durante i bei tempi) di ceto medio alto. Esse, le amiche, sono comprimarie nell’economia del raccontato fra le pagine gustose che la romanziera ha forgiato seguendo la sua indole: c’è Stella, sarta che brilla per l’uso di una tecnica artigianale veramente mirabile; di Gemma si segnala un amore di difficile attuazione, visto che, nell’aeroporto di Fiumicino e per caso, si è innamorato di un ragazzo del quale ricorda uno zaino rosso (troppo poco per promuovere un futuro di coppia).

Ma c’è anche Maria Vittoria che stravede per i miti e per le tragedie greche e poi c’è Maria Elisabetta, autrice di romanzi; chiude il congruo numero di amiche, l’allegra Carolina.

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