Il 79° Festival di Cannes, svoltosi il 17 maggio 2026, ha posto al centro del dibattito le battaglie per la libertà e i diritti, temi esplorati sia nelle opere in concorso sia negli interventi di figure di spicco come Javier Bardem e Cate Blanchett. Tra i film in lizza per la Palma d’oro, ha riscosso particolare attenzione "Moulin" del regista ungherese László Nemes. La pellicola, che segna il ritorno di Nemes a Cannes dopo la sua presenza a Venezia con "Orphan", narra la storia di Jean Moulin, iconico eroe della resistenza francese durante la Seconda guerra mondiale, interpretato da Gilles Lellouche.
Nemes ha sottolineato la domanda fondamentale del film: “che cosa significa resistere? Come si lotta per i propri valori fino al punto di morire per essi?”. Questa produzione francese, girata in Ungheria e post-prodotta da NFI Filmlab, ha impiegato l'innovativo processo bleach bypass per la colorazione, sotto la guida del colorista László Kovács.
Le riflessioni sulla lotta si sono estese al genere fantascientifico con "Hope" di Na Hong-Jin, un survival sci-fi coreano che vede un cast internazionale – tra cui Hwang Jung-min, Zo In-sung, Jung Ho-yeon, Taylor Russell, Cameron Britton, Alicia Vikander e Michael Fassbender – impegnato nella difesa di un villaggio da una creatura misteriosa. Un conflitto più intimo è al centro di "Garance" di Jeanne Herry, dove l'attrice Adèle Exharcopoulos interpreta una protagonista alle prese con la precarietà e la dipendenza dall’alcol.
La regista ha scelto Exharcopoulos per la sua capacità di incarnare “l’intensità dei personaggi” e per la sua dedizione, definendola una “brava soldatessa al servizio della storia”.
Impegno Civile e Personale: Cate Blanchett e Javier Bardem
Il Festival di Cannes ha offerto anche un palcoscenico per importanti riflessioni sociali. Cate Blanchett, accolta con una standing ovation all'incontro Rendez Vous, ha condiviso la sua esperienza di Goodwill Ambassador dell’UNHCR per i rifugiati. L'attrice ha criticato la rapida estinzione del movimento #MeToo, affermando che “molte persone con una certa visibilità possono parlare in relativa sicurezza, ma la cosiddetta persona comune che dice ‘me Too’ viene messa a tacere”.
Ha evidenziato un “strato sistemico di abusi” presente in tutti i settori, non solo nel cinema, e ha denunciato i tentativi di “insabbiarlo” anziché risolverlo. Blanchett ha inoltre preso una posizione decisa contro la guerra a Gaza.
Anche Javier Bardem, durante la conferenza stampa per il film "El ser querido (The beloved)" di Rodrigo Sorogoyen – tra i favoriti ai premi –, ha affrontato il tema della guerra a Gaza. L'attore, noto per il suo impegno a favore dei diritti dei palestinesi, ha rivelato di essere finito in una sorta di “lista nera” a Hollywood, con il rischio di compromettere la sua carriera. Nonostante ciò, Bardem ha ribadito l'importanza di “potersi guardare allo specchio ed essere a proprio agio con la propria etica”, un principio che sua madre gli ha insegnato e per il quale “non c’è un piano B”.
"Moulin": L'Eroe della Resistenza al Cinema
Il film "Moulin" si distingue come l'unica produzione francese in concorso per la Palma d’oro a Cannes 2026 diretta da un cineasta ungherese. Girata in 35 mm dal direttore della fotografia Mátyás Erdély, la pellicola vanta un cast che include Gilles Lellouche, Lars Eidinger, Christian Harting, Félix Lefebvre e Hortense Quentin de Gromard. Prodotto da Alain Goldman per Pitchipoï Productions e Montmartre Films, in coproduzione con TF1 Films Production, il progetto ha beneficiato di incentivi fiscali in Ungheria, evidenziando la collaborazione internazionale nel cinema europeo. Il film, già presentato al mercato di Cannes nel 2025, ha richiesto oltre sei mesi di post-produzione presso NFI Filmlab, noto per aver lavorato a titoli come "Poor Things", "The Brutalist", "Maria" e "Silent Friend".
Nelle proiezioni speciali del Festival, il documentario "Avedon" di Ron Howard ha reso omaggio al celebre fotografo newyorkese Richard Avedon. Howard ha descritto Avedon come “un artista globale che ha saputo catturare l’attimo in tanti periodi diversi di transizione e cambiamento”, sottolineando come la rassegna continui a unire cinema e arte contemporanea, promuovendo il dialogo tra diverse espressioni artistiche.