Non siamo un paese per giovani. Anzi, continuiamo ad invecchiare. E sul podio dell’anzianità nel mondo, l'Italia la medaglia d’argento. Peggio solo il Giappone, primo nella speciale classifica delle ‘Olimpiadi della vecchiaia’. Il quadro tracciato dall'Istat nel suo rapporto annuale [VIDEO]conferma un trend ormai consolidato (e terribile): tantissime le persone sopra i 65 anni. Meno popolazione totale. Più giovani (e non solo) che migrano verso altri paesi e prospettive di vita. E più immigrati che arrivano in Italia a bilanciare il peso di un invecchiamento ormai rampante. L’incidenza degli anziani rispetto ai giovani, infatti, parla chiaro: ogni 100 ragazzi ci sono ben 168 potenziali nonnini.

Trend demografico: nascite in calo per il nono anno consecutivo

60,5 milioni i residenti in Italia all’1 gennaio di quest’anno. Di questi, 8,4 su 100, ossia 5,6 milioni circa, sono stranieri. Questi ultimi, nel 2018, sono aumentati di 184mila unità nel confronto coi dati precedenti. Catastrofe sempre più evidente anche nel capitolo nascite [VIDEO], in progressione negativa per il nono anno consecutivo: nel 2018 sono 464mila, il 2% in meno, record negativo nella storia del Bel Paese. Il borsino parla di una diminuzione totale di circa 100mila unità negli ultimi anni. In calo ormai dal 2012 anche la stima dei nati da genitori stranieri, benché rispetto alle coppie italiane il rapporto è sempre favorevole ai primi: 1,95 contro 1,27 nel 2017.

I figli ormai si fanno sempre più tardi

Di sicuro, ad aggravare lo scenario è l’età media entro cui le donne italiane partoriscono il primo figlio: ormai siamo ai 31 anni.

E pensare che nel 1980 l’asticella si abbassava ai 26 anni. Tra le poche note positive, quella sulla speranza di vita, attestatasi sugli 84,9 per le donne e 80,6 per gli uomini. Un dato che però presenta varie sfaccettature se analizzato per singole unità territoriali: meglio al Nord e al Centro (Firenze ha la quota più alta a 84,1 anni insieme a Trento a 83,8), peggio al Sud (Napoli e Caserta fanalino di coda con 80,7 anni). Simili i dati sull’aspettativa di vita in buona salute: anche qui salta agli occhi una netta divisione Nord-Mezzogiorno.

Il ricatto del ‘debito demografico’ che pende sullo stivale

L’Istat evidenzia inoltre quello che viene giustamente etichettato come ‘debito demografico’: invecchiando sempre di più e con la presenza di una minor popolazione in giovane età, infatti, aumentano e aumenteranno progressivamente i costi per lo Stato relativi a spesa sanitaria, previdenza sociale e assistenza. Insomma, meno ragazzi significa minori entrate in termini di pagamento tasse e contributi versati.

A fronte di una popolazione da accudire sempre più rilevante. Una vera e propria zavorra che impoverisce il paese, come peraltro già evidenziato dagli studiosi. L’Istituto Nazionale di Statistica chiarisce inoltre che se i trend attuali verranno confermati anche in futuro, tra venti anni per ogni 100 ragazzi ci saranno circa 265 ‘nonni’ (oggi sono 168).

In aumento i giovani laureati che emigrano in altri paesi

Infine, nel 2016 vengono registrati dall'Istat circa 25mila giovani ‘cervelli in fuga’ dal pantano dell’economia italiana che arranca, anch’essi in crescita rispetto agli anni scorsi (nel 2013 furono invece 19mila circa). I nostri laureati ‘scappano’ principalmente in Inghilterra, Germania, Francia e Svizzera, i paesi europei più promettenti.