Il Beuc, l'organismo europeo a tutela dei consumatori, come mette in evidenza "Repubblica", ha svolto recentemente un'indagine dal tema Food Labels: Tricks of the trade. Letteralmente, cioè, "Etichette alimentari: trucchi del mestiere", dove mette a nudo tutti gli escamotage utilizzati dalle aziende alimentari per rendere i propri prodotti più attraenti, sotto ogni punto di vista, agli occhi del consumatore finale. Il sottotitolo al tema dell'indagine, inoltre, recita "Our recipe for honest labels in EU", cioè, tradotto liberamente, " la nostra ricetta per delle etichette veritiere in Europa".

Il paper del Beuc è abbastanza corposo. Si compone di ben 72 pagine nelle quali l'organismo europeo analizza diverse esche o, per usare il termine anglosassone "lures" per attrarre il consumatore.

I principali trucchi messi in luce dal Beuc

L'indagine condotta dall'organismo europeo a tutela dei consumatori ha evidenziato come la legislazione europea sulle etichettature sia, a tutt'oggi, se non proprio carente certamente piena di ambiguità e zone grigie che possono essere sfruttate e sono sfruttate dalle aziende per presentare sulle etichette dei propri prodotti informazioni non proprio veritiere e, in diversi casi, del tutto ingannevoli.

I consumatori sono sempre più alla ricerca di prodotti che coniughino salute e benessere.

E spesso associano mentalmente questi concetti ad altri tipo la produzione artigianale o secondo la più antica tradizione. Ecco, quindi, che tali concetti sono messi in evidenza sulle etichette di tanti prodotti commercializzati in Europa come più sani o di qualità superiore. Come mette in evidenza l'indagine del Beuc, però, andando a leggere più attentamente le informazioni sull'etichetta, si scopre che la maggior parte degli ingredienti contenuti nel prodotto sono di origine industriale.

Un'altra serie di trucchi, molto diffusi, è ampiamente descritta nella sezione Phony Fruits dell'indagine, letteralmente "Frutti Fasulli". In pratica, vengono inserite in etichetta delle immagini di frutti succosi.

Ma, effettivamente poi, il contenuto di frutta all'interno del prodotto non rispecchia il messaggio trasmesso dall'immagine, sia per quanto riguarda la quantità di frutta presente che per la qualità della stessa. In pratica anche se i claim trasmettono il messaggio che attraverso il consumo di questi prodotti l'acquirente possa ottenere un miglioramento della propria dieta o della propria salute, non sarebbe effettivamente così secondo quanto appurato dal Beuc. Anche perché a seconda del tipo di prodotto le percentuali minime di frutta possono variare ingenerando confusione nei consumatori. Per fare un esempio, le percentuali variano molto a seconda che ci si trovi davanti a un succo, un nettare o uno sciroppo.

Altri trucchi identificati dal Beuc sfruttano la tendenza sempre più forte, negli ultimi tempi, verso i prodotti integrali che, secondo l'indagine dell'organismo europeo, in molti casi lo sarebbero solo di nome. Anche sotto questo aspetto, per poter accorgersi dell'inganno occorre leggere attentamente le etichette. Ad onor del vero, bisogna riconoscere che la legislazione italiana prevede che se un prodotto è definito "integrale" deve contenere, effettivamente, il 100% di farina integrale. Ma non è così nel resto d'Europa.

Gli obiettivi dell'indagine del Beuc

Come dichiarato nell'introduzione del paper del Beuc, l'obiettivo dell'organismo a tutela dei consumatori, è che l'Unione Europea vari, quanto prima, una legislazione uniforme e condivisa per l'etichettatura dei prodotti alimentari e delle bevande.

Non solo ma tale legislazione deve essere anche efficace nella sua applicazione. Anche perché le sanzioni previste dalla normativa attuale sono estremamente severe. Si va, infatti, da una multa di minimo 500 euro fino ad un massimo di 40 mila euro L'obiettivo principale è evitare che i consumatori europei sia indotti in inganno circa i prodotti alimentari e le bevande che acquistano.

Il Beuc suggerisce alle autorità europee di inserire nella revisione della legislazione sull'etichettatura delle chiare definizioni di termini come 'tradizionale', 'artigianale' o 'naturale'. Come anche la percentuale minima di farina integrale contenuta negli alimenti per poterli definire, appunto, 'integrali'. E lo stesso dovrebbe essere fatto per i prodotti contenenti frutta o succo di frutta. Vedremo cosa farà l'Europa al riguardo.