Non è una novità che molte leggi, molte misure restrittive e di rigore volte a sanare il deficit con un incomprensibile taglio a organici, stipendi e blocco del turn over nella PA e nella Scuola, siano illecite eppure queste misure continuano ad essere adottate senza risolvere il problema del deficit nel nostro Paese ma creando ulteriori spese. I tagli della Gelmini e altre misure restrittive o anche passaggi su posti da destinare all'uno o all'altro profilo anche nella scuola alla lunga vengono sovvertiti da sentenze (si pensi alla stabilizzazione dei co.co.co inseriti nei posti degli assistenti amministrativi, circa un mese fa multe salate sono state comminate, ma ancora rimangono ai loro posti nonostante la sentenze del Tar).

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Tutto ciò ha un costo per lo Stato e crea danni ingenti al bilancio statale.

In tal caso la Corte, difatti, ha deciso di contro lo sblocco dei contratti e degli stipendi ma lo ha fatto disponendo che la sentenza abbia efficacia ex nunc, ricorrendo ad un'eccezione per un caso che avrebbe creato un danno economico non indifferente alle casse statali e non come vuole la norma costituzionale n. 87 del 1953, secondo sui la decisione sulla non applicabilità della norma incostituzionale dovrebbe essere retroattiva.

Ancora una volta, si conferma un comportamento di reiterata violazione delle norme costituzionali, proprio da parte dei governi che dovrebbero essere i primi a rispettarle. Adesso con la nuova Riforma della Scuola ne vedremo delle belle, si sta creando un caos senza precedenti, basti pensare che si vuole addirittura mandare in pensione il contratto collettivo. Ma la Corte Costituzionale come sempre non può far finta di non vedere e così nuovamente ha stabilito l'incostituzionalità di una norma, in questo caso sul blocco degli stipendi pubblici, dicendo chiaramente che il blocco dei contratti e degli stipendi della Pubblica Amministrazione è illegittimo.

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La Confedir, per la quale si sono costituiti in giudizio i legali Anief Sergio Galleano e Vincenzo De Michele, ha chiesto proprio un giudizio sulla legittimità costituzionale sul blocco contrattuale, introdotto nel 2010 dal Governo Berlusconi, poi confermato da Monti, Letta e Renzi. Uno dei tanti difetti dei nostri esecutivi è proprio questo: quello che del passato non va, ci si guarda bene dal modificarlo.

Dopo il risarcimento dei pensionati privati dell'indicizzazione, ora tocca agli stipendi del personale del settore pubblico, ridotti di 3 punti d'inflazione e nel comparto scuola addirittura di 4 punti di ottenere quanto loro spetta, senza dimenticare che è stata sottratta anche l'indennità di vacanza contrattuale fino al 2018.

Marcello Pacifico, presidente Anief ma anche segretario organizzativo Confedir e confederale Cisal, a riguardo ha dichiarato che adesso allo Stato sono necessari 2 miliardi per sanare gli stipendi di oltre 3 milioni di lavoratori del pubblico impiego per il 2015 una media di 80 euro a dipendente ma va anche pagata l'indennità di vacanza contrattuale.

I governi di questi ultimi anni dovrebbero fare un controllo su quanto hanno danneggiato l'erario con le loro leggi incostituzionali, che i tribunali continuano a dichiarare illegittime.

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Si è solo creata nuova povertà e disoccupazione e la situazione economica del Paese non accenna a migliorare, anzi con questi errori madornali e le sentenze dei tribunali tra cui anche quella della Corte Europea, la situazione peggiora ancora.