Il progetto per la riforma pensioni 2015 di Tito Boeri, presidente Inps, presentato alla Camera dei Deputati e al Governo Renzi prevede tra i vari punti la flessibilità in uscita basata sul ricalcolo della pensione col contributivo, una riduzione dell'assegno quindi, una penalizzazione che cerchiamo di quantificare in questo articolo presentando alcune simulazioni con numeri reali eseguite da Progetica, società specializzata in investimenti, tutela previdenziale, indebitamento ecc... che ha usato i parametri ufficiali INPS ed i dati più aggiornati a disposizione.

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I numeri parlano chiaro come potrete vedere: si può arrivare anche al 20%/25% di riduzione dell'assegno; diciamo di più: i lavoratori precoci rischiano di essere i più penalizzati perchè avendo iniziato a lavorare prima hanno raggiunto una elevata quota retributiva sulla pensione, che se ci fosse il ricalcolo col contributivo per la pensione anticipata sarebbe ridotta e quindi la penalità più elevata.

Prima di vedere numeri e simulazioni sul calcolo della pensione col contributivo, una precisazione: ieri Tito Boeri ha detto che l'opzione contributivo per la pensione anticipata è una possibilità tra le altre e che le penalità non sono elevate come i sindacati hanno lamentato.

Fatta questa doverosa premessa perchè è giusto riportare quanto detto dal presidente INPS, ecco i calcoli eseguiti da una società specializzata, non dalle associazioni dei lavoratori e dei pensionati: se ci sono numeri si cui discutere sono questi.

Simulazione ricalcolo pensione col contributivo e penalità

Tre elementi considerati per il ricalcolo col contributivo della pensione:

  • età anagrafica al momento del ritiro dal lavoro: più è alta e maggiori sono montante contributivo e moltiplicatore, quindi è più alta elevata la pensione (sia di vecchiaia che anticipata)
  • andamento delle retributizioni (stipendi) a fine carriera: più sono elevate e più si perde col ricalcolo
  • quanti anni di contributi al 31 dicembre 1995 (dal 1 gennaio 1996 la riforma Dini introdusse il contributivo): avere almeno 18 anni di contribuzione a quella data vuol dire che la più parte della quota pensione è in realtà col retributivo e quindi il passaggio al contributivo comporta una riduzione più elevata, fino anche al 25% se non addirittura il 30% con l'aumentare dello stipendio

Considerando quindi i tre elementi, appare chiaro che i lavoratori precoci sono i più penalizzati dal contributivo, sistema che impatta meno o nulla sui lavoratori più giovani.

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Ovviamente le simulazioni sono fatte ipotizzando la stessa età di uscita anticipata, cioè 60 anni, con lo stesso stipendio di 2000€ netti.

Ad esempio chi iniziò a lavorare prima del 1978 e quindi aveva al 31-12-95 più di 18 anni di contributi ed ha oggi 60 anni di età con 40 anni di contribuzione, passerebbe da 1656€ mensili netti a 1326€, cioè il 19% in meno; invece un lavoratore 60enne che andasse in pensione anticipata ma avendo iniziato a lavorare a 25 anni (nella simulazione vuol dire 5 anni in meno di contributi) passerebbe da 1494€ a 1383€, il 7.4% in meno.

Un lavoratore adesso 50enne con 35 anni di contributi passerebbe da 1334€ a 1202€ (10% in meno), con 30 anni di contributi da 1328€ a 1262€ (5% in meno). Invece per lavoratori oggi 30-40 enni che hanno iniziato a lavorare a 20 o 25 anni non ci sarebbe alcuna penalità (solo un -1.7% per un 40enne che ha iniziato a 20 anni).

Come è evidente chi ha iniziato a lavorare più giovane e vanta più anni di carriera lavorativa sarebbe più penalizzato. Giustificata quindi la rabbia dei lavoratori precoci.

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