Il premier Matteo Renzia Palazzo Chigiha illustrato la manovra approvata dal CdM. Com'è sua consuetudine ha utilizzato le slide e i tweet sulle misure della manovra che vale tra i 26 mld ed i 30 mld di euro. Commenti positivi arrivano da confindustria, che ha promosso la manovra, scettici invece i sindacati.

Renzi si esalta ed evidenzia il buon lavoro sin qui svolto e quello da svolgere

"Si scrive legge di stabilità masi pronuncia legge di fiducia” ha detto il premier nell'annunciare orgoglioso gli interventi previsti nella finanziaria, i risultati raggiunti e gli obiettivi fissati.

Tra le novità nel settore previdenziale, però, varate dal consiglio dei ministri non si evidenziano riforme strutturali. Le condizioni economiche della spesa pubblica non ci permettono “una controriforma” strutturale del sistema pensionistico. In tal senso vengono confermati un nuovo intervento per gli esodati ( settima salvaguardia) e l’estensione ancora per quest’anno dell'opzione donna ed una revisione delle fasce di reddito non soggette a tassazione che avrà ripercussioni positive sulla pensione basse con un incremento mensile.

E' tutto oro quel che luce? No mancano le misure per i precoci

Se da una parte si evidenziano questi interventi nel settore pensionistico, attesi, invocati ma anche annunciati, dall'altra diminuiscono le possibilità di un anticipo dell'età pensionabile per i lavoratori precoci. Difatti nelle misure presentate ieri dal Governo non è fatto minimamente cenno alle ipotesi e alle richieste formulate unanimemente dalla commissione lavoro della Camera presieduta da Cesare Damiano e contenute nel disegno di legge a firma Damiano-Baretta (il ddl 857).

Disegno di legge che prevede l'uscita anticipata per i lavoratori che hanno iniziato a lavorare da giovanissimi ancora minorenni, al compimento dei 41 anni di contributiindipendentemente dall'età anagrafica e senza penalità alcuna. Pare anche che l'ipotesi della pensione anticipata per i lavoratori precoci non rientri neanche nelle misure da adottare per l'inizio del prossimo anno per l'attualizzazione della flessibilità in uscita.

Ricordiamo che proprio per la soluzione di questa annosa vicenda è stata presentata nel mese di settembre un'interrogazione parlamentare, ma ad oggi non sono arrivate risposte da parte del governo. Il dramma di questi “giovani” lavoratori è destinato a procrastinarsi nel tempo con l'aumento della speranza di vita. Con il primo gennaio 2016, infatti, e sino al 31 dicembre 2018 infatti bisognerà lavorare quattro mesi in più e raggiungere i 41 anni e 10 mesi di contributi le donne e i 42 anni e 10 mesi gli uomini.

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