Ci siamo: parte oggi 26 aprile 2016 la tanto celebrata busta arancionedell'Inps.

Circa 7 milioni di lavoratori aspettano, con una curiosità vicina allo Sturm und Drang tedesco, di conoscere l'importo esatto della propria pensione.

Mettetevi comodi, l'invio infatti sarà graduale. Partirannoil 26 aprilele prime 150.000 lettere con l'estratto conto dei contribuenti; gli altri dovranno aspettare.

Continuità contributiva e crescita PIL

Per chi è pronto a gioire è utile sapere che le stime dell'Inps sono votate all'ottimismo: si basano infatti sulla continuità contributiva e su un'ipotesi di crescita annua del Pil e della retribuzione dell'1.5%.

L'invio sarà casuale, non ci saranno distinzioni sull'età o la professione. Unico requisito richiesto: essere digitalizzati, muniti quindi del pin dell'Inps o dello Spid, la famosa password unica che concede l'accesso online a tutti i servizi della pubblica amministrazione.

Per la Presidente dell'Inca (istituto nazionale confederale di assistenza-Cgil) Morena Piccinini "i giovani non hanno bisogno di previsioni edulcorate, ma di sicurezza e continuità occupazionale, retribuzioni decenti, certezza contributiva da parte dei datori di lavoro, di una sana e consapevole educazione previdenziale".

"L'idea della busta" aggiunge la Piccinini, "nasce molto da lontano, la prima volta se ne parlò nel 1995, quando il nostro paese approvò l'ultima grande riforma delle Pensioni".

Disoccupazione giovanile, un problema italiano

La disoccupazione giovanile sfiora il 38%, contro una media europea del 22%. Il problema quindi si pone per l'esercito di precari che colleziona contratti come le figurine dei bambini delle generazioni passate.

Le previsioni di crescita del Pil sono spesso aleatorie. Secondo il centro studi di Impresa Lavoro per 11 volte in 14 anni il governo ha previsto una crescita che non c'è stata, esattamente 11 previsioni sbagliate per eccesso e solo due per difetto.

Dati molto preoccupanti se le simulazioni del sistema pensionistico o quelle sulla sostenibilità del debito si basano su dati troppo spesso smentiti.

Insomma emerge un solo dato certo, rovesciando il titolo del famoso romanzo di Cormac McCarthy: il nostro corre il rischio di non essere un paese per giovani.

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