Stringono i tempi per l'avvio delle misure di flessibilità previdenziale decise all'interno della Legge di Bilancio 2017, mentre mancano ancora all'appello i decreti attuativi con le istruzioni utili per l'invio delle domande. Tanto che i sindacati negli scorsi giorni non hanno nascosto la propria preoccupazione sui nodi ancora da sciogliere, parlando di "un percorso complesso" nella redazione delle istruzioni operative, reso complicata dalla crisi di Governo. "I decreti erano attesi entro la fine di febbraio" ha rimarcato Nicola Marongiu, che in Cgil è il responsabile per il welfare e la contrattazione sociale.

Mentre sullo sfondo restano gli inevitabili passaggi tecnici che bisognerà comunque superare per poter arrivare alla pubblicazione definitiva in Gazzetta Ufficiale. Intanto il tempo scorre e la scadenza fissata al prossimo primo maggio 2017 per l'avvio della flessibilità previdenziale si avvicina sempre di più.

Riforma pensioni: ancora rigidità nella definizione delle platee di accesso

Tornando nel merito delle iniziative, tra i punti di discussione più accesi rientra sicuramente il perimetro delle platee di accesso all'APE ed alla Quota 41 per i lavoratori precoci. "Purtroppo c'è rigidità sui criteri" prosegue Morangiu, facendo l'esempio dei lavoratori edili nel caso dei lavori gravosi.

Il problema è che questi contribuenti non svolgono attività continuativa, ma dipendono dall'andamento dei cantieri, pertanto "abbiamo chiesto di ragionare su una platea temporale più ampia. Il Governo ha detto che si potrebbe discutere su una franchigia" ha poi specificato il sindacalista, spiegando però che la questione resta ancora aperta.

Uscite flessibili e APE volontaria: giudizio critico della Cgil

Per quanto concerne invece l'anticipo pensionistico di stampo volontario, Marongiu mette in luce il giudizio critico e le perplessità già espresse dalla Cgil in passato. A destare preoccupazione il mancato riconoscimento del cumulo in diverse gestioni per il raggiungimento del requisito contributivo (20 anni), oltre al meccanismo messo a garanzia dell'operazione.

Il prestito ponte si basa infatti sul mercato creditizio, pertanto oltre ai costi connessi vi è il rischio che in caso di problemi con la valutazione del merito creditizio possa saltare l'anticipo. Al contrario, "le banche dovrebbero essere solo intermediare" conclude il sindacalista, spiegando che a tal proposito "anche i tecnici del Governo sono in difficoltà".

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