Le ultime novità sulle Pensioni ad oggi 26 ottobre 2017 vedono arrivare importanti novità per le rivalutazioni Istat. Nella giornata di ieri la Corte Costituzionale si è espressa in senso negativo rispetto ai ricorsi avanzati dai pensionati. Sul punto non si è fatta attendere la risposta dei sindacati. Quest'ultimi hanno infatti ribadito il problema dei redditi in età avanzata, visto che negli anni passati c'è stata una continua erosione del valore degli assegni. Nel frattempo sono arrivati importanti aggiornamenti anche in merito alle differenze nelle uscite dal lavoro per le donne, che vedono crescere le disuguaglianze dopo il via libera all'aggiornamento sull'aspettativa di vita.

Vediamo insieme tutti i dettagli nel nostro nuovo articolo di approfondimento.

Pensioni, la Corte Costituzionale respinge i ricorsi sul bonus Poletti

Nella giornata di ieri è arrivata la conferma della Consulta sul "bonus Poletti". Il riferimento va ad una legge del 2015 con la quale è stato corretto il blocco alle rivalutazioni delle pensioni deciso nel 2011 dal Governo Monti. Risulta quindi confermato l'attuale meccanismo di adeguamento all'inflazione, che prevede tre scaglioni di aggiornamento decrescente al crescere del reddito, da tre a sei volte l'assegno sociale, ovvero 1500 - 3000 euro mensili circa.

Al di sopra di tale limite non sarà previsto alcun aggiornamento delle pensioni, mentre sotto le 1500 € il sistema prevedeva già il riconoscimento di una compensazione per sostenere la crescita del costo della vita.

Il punto della situazione dalla Cgil dopo la sentenza

Dopo la pubblicazione della sentenza da parte della Corte Costituzionale non si è fatta attendere la risposta dei sindacati. "La Consulta ha respinto i ricorsi al decreto Poletti sulla rivalutazione delle pensioni.

Ne prendiamo atto", ha evidenziato il Segretario Generale Spi - Cgil Ivan Pedretti. "È però irrisolto il problema del reddito dei pensionati, che in questi ultimi anni ha perso sensibilmente di valore e non è stato degnamente rivalutato". Secondo il sindacalista, con la conferma della situazione attuale "ai pensionati resta l'amaro in bocca sia perché si sono visti sottrarre delle risorse, sia perché queste sono finite nel debito pubblico anziché essere utilizzate per aiutare i giovani.

A questo punto c'è assolutamente bisogno di un nuovo meccanismo di rivalutazione che sostenga il potere d'acquisto", ha quindi concluso Pedretti, ricordando che il Governo si è già impegnato sul punto per poterlo attuare a partire dal primo gennaio del 2019. L'obiettivo dei sindacati è anche la riduzione del carico fiscale, che ora risulta maggiormente pesante per chi risulta in pensione rispetto a chi lavora.

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Con l'adeguamento all'aspettativa di vita le donne del 1953 sono tra le più penalizzate

Il nuovo aggiornamento all'aspettativa di vita che innalzerà di cinque mesi i criteri di pensionamento a partire dal primo gennaio del 2019 potrebbe colpire in particolare le donne neo sessantenni. Lo evidenzia l'ANSA attraverso un articolo di approfondimento, nel quale indica che le donne più penalizzate sarebbero quelle del 1953, visto che le appartenenti alla classe '52 hanno potuto beneficare della deroga nel 2016 che consentiva l'uscita a 64 anni con 20 anni di contribuzione maturata al 2012.

Una differenza che diventa ancora più accentuata se si prende come esempio una donna della stessa età che ha maturato l'uscita dal lavoro con una baby pensione, ottenibile versando appena 14 anni e 6 mesi di contributi e avendo maturato i 35 anni di età (purché abbia lavorato nel pubblico impiego).

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