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Il reddito di cittadinanza è una misura di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza ed all’esclusione sociale. Inoltre, la misura si prefigge l’obiettivo di detonare il fenomeno del lavoro nero e del precariato. Questo è in sintesi la nuova misura che dovrebbe partire nel 2019 dopo il suo inserimento in manovra di Bilancio ed in base a quanto previsto dal disegno di legge presentato in Senato dal Movimento Cinque Stelle. I dubbi sulla misura sono molti, soprattutto quelli che riguardano la convivenza di questa novità con le altre misure simili già presenti nel nostro ordinamento.

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Il reddito di cittadinanza al posto della Naspi? Qualcuno ipotizza che la misura unica di contrasto alla povertà potrebbe sostituire anche la disoccupazione indennizzata Inps. Vediamo di rispondere al quesito ed i probabili futuri scenari di queste misure.

La Naspi e come funziona

La Naspi è l'indennità di disoccupazione erogata dall’Inps e riconosciuta a quei lavoratori che perdono involontariamente il lavoro. In pratica, licenziamenti individuali, collettivi e dimissioni per giusta causa sono le tipologie di perdita del lavoro utili alla fruizione di questo benefit.

La misura è appannaggio di soggetti che possono vantare almeno 13 settimane di lavoro coperto da contributi nel quadriennio precedente la data di perdita del lavoro e 30 giornate di lavoro, sempre con copertura contributiva, nei 12 mesi che precedono l’evento del licenziamento. Una prestazione che globalmente costa alle casse statali qualcosa come 1,5 miliardi di euro l’anno. Soldi che adesso potrebbero tornare utili per finanziare la misura del reddito di cittadinanza, a tal punto che qualcuno ipotizza la cessazione della Naspi a favore della grande misura targata M5S.

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Differenze e convivenza tra le due prestazioni

Appare comunque difficile che il reddito di cittadinanza assorba anche la Naspi. Più probabile, come riporta l’agenzia di stampa “AdnKronos”, che il reddito di cittadinanza assorba solo il Rei, l’attuale strumento di contrasto alla povertà, vigente. Il Reddito di Inclusione infatti è la misura introdotta dal governo Renzi e riconosciuta a singoli o famiglie con Isee e Isr inferiori rispettivamente a 6.000 e 3.000 euro. La misura eroga un sussidio mensile variabile in base alla composizione del nucleo familiare per l’importo massimo di 539,82 euro al mese a famiglie composte da 5 o più persone.

Reddito di inclusione e di cittadinanza sono evidentemente misure che non possono coesistere e l’assorbimento del primo dentro il secondo sembra probabile.

In questo caso, il requisito reddituale per rientrare nella misura salirebbe ad 8.000 euro (per il Rei come dicevamo era 6.000 euro). A questo peggioramento dei requisiti però si affianca l’aumento della cifra mensile da percepire, che secondo le ultime indiscrezioni resta a 780 euro al mese a soggetto. La Naspi invece, essendo strumento rivolto sostanzialmente a lavoratori che perdono improvvisamente il lavoro, dovrebbe restare in vigore ma senza possibilità di essere cumulato con il reddito di cittadinanza.

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Dovrebbe essere il cittadino, neo disoccupato ed ex lavoratore a scegliere per quale delle due misure optare.