In totale sono 2,2 miliardi di euro. Questa è la cifra, che dovrà essere inserita nella nuova manovra di Bilancio da circa 45 miliardi di euro, necessaria per poter garantire al corpo docente della Scuola italiana un aumento in busta paga da almeno tre cifre. Ma di questo importo sarebbero stati rintracciati, nelle pieghe del bilancio dello Stato solo 800 milioni di euro. Di conseguenza, 1,4 miliardi di euro sarebbero tutti da recuperare. Anche perché, nel frattempo, sono in arrivo diversi Concorsi Pubblici per l'assegnazione di circa 70.000 cattedre.

Concorsi che dovranno svolgersi entro l'autunno prossimo. La buona notizia è che sullo stipendio dei circa 800.000 docenti in servizio sul territorio italiano entrambe le anime del Governo giallo-verde sono d'accordo sulla necessità dell'aumento.

L'impegno del Governo con le parti sociali

Il precedente Governo, con la regia del ministro Valeria Fedeli, aveva chiuso la trattativa sul Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del triennio 2016-2018 con aumenti medi di circa 96 euro. Ma, come mette in evidenza il quotidiano Il Sole 24 ore, il Governo guidato da Giuseppe Conte si è formalmente impegnato a garantire "aumenti a tre cifre" nel nuovo CCNL triennale 2019-2021.

Tenendo in considerazione questi aspetti, oltre al fatto che è stato confermata la sussistenza dell'elemento perequativo da 11,50 euro, per poter garantire ai docenti italiani un aumento di almeno 111,50 euro in busta paga occorre trovare 2,2 miliardi di euro.

Di questi 800 milioni sono già previsti dalla precedente manovra 2019. Ma per quanto riguarda il resto, cioè 1,4 miliardi, occorre capire come evolverà la situazione, sia per quanto riguarda flat tax e clausole di salvaguardia per l'Iva. Ma anche il braccio di ferro con Bruxelles.

Docenti italiani sottopagati

D'altra parte, la realtà è che a livello europeo i docenti italiani risultano essere quelli con la retribuzione media più bassa fra i paesi europei. Tanto che lo scorso mese di aprile Governo e parti sociali hanno messo nero su bianco la necessità di avviare un percorso di avvicinamento delle retribuzioni dei docenti italiani a quelle degli altri partner europei. E questo nonostante solo qualche giorno fa la stessa Commissione europea aveva messo in evidenza come in Italia non esiste un vero e proprio percorso di carriera per gli insegnanti.

Gli avanzamenti, infatti, si basano quasi esclusivamente sull'anzianità di servizio piuttosto che sul merito e sulle singole capacità. Fatto che si riflette anche sul livello delle retribuzioni sia di inizio carriera che di fine periodo lavorativo. Vedremo se stavolta il tema verrà preso in considerazione dall'Esecutivo.