Sta facendo molto discutere nelle ultime ore un'indagine pubblicata dall'Osservatorio statistico dei Consulenti del lavoro sulle nuove pensioni anticipate tramite quota 100, realizzata sul campione integrato delle comunicazioni obbligatorie. La ricerca ha messo in rilievo spunti interessanti sul turn over, a partire dalle 165mila domande di pensionamento rese possibili dalla nuova misura di flessibilità previdenziale, che prevede la maturazione di almeno 62 anni di età e 38 anni di contribuzione.

Pensioni anticipate e quota 100: gli ultimi dati aggiornati a fine luglio 2019

Del numero complessivo delle domande ricevute dall'Istituto pubblico di previdenza (165000 unità) emerge che 122mila richieste sono riconducibili a uomini ed appena 43mila a donne, mentre il rapporto tra lavoratori dipendenti del settore privato e pubblico tende ad avvicinarsi (60mila nel primo caso e 53mila nel secondo).

Ma il dato che sembra riaccendere maggiormente la discussione politica è quello relativo al ricambio generazionale, anche perché le intenzioni del legislatore di spingere verso il turn over sono state acclarate attraverso il vincolo della non cumulabilità per i neo pensionati con ulteriori redditi da lavoro (sia autonomo che dipendente). L'unica eccezione è per il lavoro occasionale, nella misura massima di 5mila euro lordi annui.

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Il ricambio generazionale stimato solo nel 30-40% dei casi

Per valutare la nuova quota 100 la questione del ricambio generazionale sembra quindi essere altrettanto importante rispetto a quella della flessibilizzazione dei parametri di uscita dal lavoro. In questo senso, il dato grezzo espresso dai consulenti del lavoro è stimato all'incirca nel 30-40% di ricambio generazionale. Così, sulla stima di 200mila uscite nel corso del 2019 dovrebbero registrarsi 70mila nuovi ingressi da parte di under 35.

Ma particolarmente interessante appare anche il tipo di professione o lavoro nel quale il turn over sarà più marcato. Infatti, nel caso di lavori poco qualificati il ricambio risulta quasi assoluto, mentre per i lavoratori maggiormente specializzati il meccanismo di pensionamento tramite quota 100 non sembra agevolare l'ingresso di nuove persone.

In particolare, a trovare maggiori difficoltà d'inserimento sono i giovani che ricercano una carriera intellettuale o con ruoli di natura organizzativa.

Simile discorso per gli impieghi di stampo scientifico o dove è richiesto un elevato know how. In questi casi infatti i posti diventati liberi grazie ai pensionamenti sono spesso coperti da colleghi ancora in funzione, oppure da lavoratori meno giovani, mentre talvolta il lavoratore non viene semplicemente sostituito. Dall'altro lato, il turn over appare molto elevato per professioni meno qualificate come nel caso di operai, cuochi, camerieri ed altri impieghi a bassa specializzazione.

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