Trasformare le Pensioni anticipate a quota 100 nella quota 101, aumentando l'età di uscita. Oppure mantenere i requisiti richiesti per la misura di uscita a 62 anni, ma solo fino al 31 dicembre 2020, quindi per due dei tre anni a partire dal 2019 previsti per la sperimentazione. Sono queste alcune delle maggiori ipotesi di riforma delle pensioni e del meccanismo introdotto ad inizio 2019 dall'ex Governo della Lega di Matteo Salvini e dal Movimento 5 Stelle.

Adesso, sul tavolo delle trattative dei due nuovi partiti di Governo, quello dei grillini e del Pd, si studia come cambiare la misura per contenerne i costi, ma soprattutto per creare bacini di risparmi in vista della legge di Bilancio 2020. L'ipotesi opposta, ovvero rendere strutturale le pensioni a quota 100, come calcolato dalla Ragioneria Generale dello Stato comporterebbe un aggravio dei costi previdenziali di 63 miliardi di euro in diciotto anni.

Sarebbe troppo la spesa per una misura che rischierebbe di segnare il boom di domande. Intanto, le modifiche alla misura di uscita a 62 anni e con 38 di contributi rischia di penalizzare alcune fasce di lavoratori, individuate dalla propria data di nascita.

Pensioni anticipate: ultime notizie oggi su ipotesi di riforma uscita a quota 100

Tra le ipotesi di riforma delle pensioni anticipate con uscita a quota 100 c'è, dunque, quella di far terminare la sperimentazione tra poco più di un anno, a fine 2020.

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Oppure di aumentare i requisiti richiesti, dell'età di uscita o dei contributi, trasformando la misura in quota 101 o, addirittura, in quota 102 se dovessero essere ideate soluzioni con aumento sia del requisito anagrafico (a 63 o a 64 anni) oppure anche dei contributi richiesti (dai 38 anni necessari oggi ai 39 anni). E' soprattutto intorno a queste ipotesi, tra conferme e smentite, che stanno lavorando i ministri ed i tecnici dei dicasteri dell'Economia e del Lavoro del nuovo Governo del M5S e del Pd.

Tutte ipotesi che, se da una parte possono spingere i lavoratori che hanno maturato i requisiti di uscita a presentare, già nel 2019, la domanda di pensionamento, dall'altra rischiano di tagliare fuori fasce di contribuenti che risulterebbero penalizzati, come i nati negli anni 1958 e 1959. Sono questi due, infatti, gli anni di nascita che coincidono con le uscite programmate per gli anni 2020 e 2021.

Pensione anticipata: modifiche quota 100, in bilico i nati nel 1958 o 1959 in caso di stop anticipato

Il futuro delle pensioni anticipate a quota 100 è, dunque, in bilico. Se da un lato è vero che il numero delle domande è stato finora inferiore alle aspettative (dall'inizio dell'anno a settembre si contano 176 mila domande di uscita per pensionamento anticipato con la quota contro le 290 mila previste in tutto il 2019) è altrettanto vero che le ipotesi sulle pensioni a quota 100 su uno stop anticipato o sulla rimodulazione potrebbero spingere i contribuenti incerti, ma con i requisiti in regola, a presentare domanda il prima possibile.

A rischiare sono i nati nel 1958 (se la misura dovesse essere bloccata nel 2020) e quelli del 1959 (se lo stop dovesse arrivare dal 2021): in entrambi i casi, in assenza di alternative, il pensionamento verrebbe rinviato di cinque anni, con attesa della pensione di vecchiaia a 67 anni nel caso in cui non si arrivasse ai 42 anni e dieci mesi richiesti per le pensioni anticipate della riforma Fornero.

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