Continuano ad alternarsi le combinazioni della maggioranza per il nuovo governo di Mario Draghi ma anche i dossier, primi tra tutti quelli del Reddito di cittadinanza e delle pensioni a quota 100 sui quali il nascente Consiglio dei ministri dovrà mettere mano in tema di di riforma del lavoro, appaiono sempre più determinanti per la formazione di una fiducia condivisa dai partiti. Difficilmente il Rdc potrà essere smantellato completamente dal nuovo governo, anche se la revisione della misura introdotta dal M5S è sempre più sotto la lente di ingrandimento soprattutto per la presunta incapacità di produrre stimoli alla domanda di lavoro.

Più in bilico, tuttavia, appaiono le proposte che arrivano sul fronte delle Pensioni, soprattutto per la scadenza al 31 dicembre 2021 della sperimentazione di quota 100: tra le altre, si fanno strada ipotesi di contribuzione fissa molto vicine al meccanismo della quota 41 che, nelle intenzioni di Matteo Salvini e della Lega, avrebbe dovuto sostituire proprio quota 100 in un avvicendamento più volte richiesto dai lavoratori precoci e dai sindacati.

Riforma Reddito di cittadinanza: l'obiettivo di aumentare la quota competenze e lavoro

Servirà chiaramente una mediazione del governo Draghi con i partiti della maggioranza sul Reddito di cittadinanza e sul nuovo assetto delle pensioni. È escluso, tuttavia, che la misura del M5S per contrastare la povertà possa essere smantellata in toto dal nuovo governo.

Più facile pensare a una riforma del Reddito di cittadinanza con uno sdoppiamento dell'indennità tra obiettivi assistenziali e politiche attive sul lavoro. Il sussidio pagato a circa tre milioni di famiglie ha funzionato bene, soprattutto come sostegno al reddito nella fase Covid, ma in vista della ripartenza dell'Italia con le risorse del Recovery Fund l'obiettivo si sposta sugli investimenti per i più giovani e sul sostegno della domanda di lavoro.

La riforma del Reddito di cittadinanza ben si sposa con quanto Draghi affermò al meeting di Rimini ("Un reddito di base serve come prima forma di vicinanza della società a coloro che sono più colpiti, i sussidi servono a sopravvivere e a ripartire") ma, dal nuovo governo, varie personalità politiche - prima tra tutte quella di Matteo Renzi - si attenderebbero quanto meno un rinnovamento del sussidio per rendere l'investimento da otto miliardi all'anno dello Stato una misura che cominci a dare frutti dal punto di vista lavorativo.

La riforma del mercato del lavoro, con i maggiori investimenti garantiti dal Recovery Fund a favore dell'istruzione e dei giovani andrà, per forza di cose, a impattare sul Reddito di cittadinanza e su un livello di competenze di chi entra o di chi tenti di rientrare nel mondo del lavoro che dovranno volgere nella direzione dell'innalzamento e di una maggiore aderenza alle professionalità richieste dalle imprese.

Riforma pensioni 2021: da quota 100 a quota 41, le ipotesi sul tavolo del nuovo governo Draghi

Il percorso di sdoppiamento potrebbe riguardare anche le pensioni a quota 100. Con il termine della sperimentazione a fine 2021, le intenzioni del governo Conte 2 erano quelle di varare una riforma pensionistica che potesse offrire un'alternativa ai tanti lavoratori in uscita a partire dal 1° gennaio 2022.

Come per il Reddito di cittadinanza, il presidente di Confindustria Carlo Bonomi spinge per lo smantellamento, per via dei costi calcolati in 40 miliardi di euro, troppi per il bilancio statale. Tuttavia Matteo Salvini ha posto quota 100 come una delle condizioni per l'appoggio a Draghi.

La soluzione di compromesso del nuovo governo potrebbe essere quella di "stabilizzare" i requisiti rivedendo quelli della riforma Fornero mediante una quota fissa di contributi, pari a 41 anni o al massimo 42, con uscita a qualsiasi età di maturazione del requisito stesso. Si tratterebbe di tracciare la strada verso quota 41 per tutti, la misura chiesta dai lavoratori precoci per uscire dal lavoro, ma anche di andare incontro - come sottolinea Alberto Brambilla ideatore proprio della quota 100 - anche a chi non volesse attendere la pensione di vecchiaia dei 67 anni introducendo la più flessibile quota 102.

E, infine, la riforma dovrebbe raggiungere anche le generazioni contributive più recenti estendendo le regole pensionistiche anche ai giovani assunti a partire dal 1° gennaio 1996, troppo spesso penalizzati dalle regole del meccanismo contributivo.

Pensioni anticipate a quota 100, nel 2021 in aumento le domande di uscita

Ma, nel dossier di riforma delle pensioni, non sono escluse le sorprese dell'ultima ora derivanti dai risultati della sperimentazione triennale di quota 100. Lo strumento che Draghi potrebbe annoverare tra quelli improduttivi perché non ha garantito l'equazione uno a uno tra uscite ed entrate nel mondo del lavoro, tuttavia avrebbe almeno tre ragioni per continuare la sperimentazione anche dopo il 2021.

In primo luogo la misura è "pronta e conosciuta" ai lavoratori prossimi alla pensione e non necessiterebbe di nuovi interventi legislativi. In secondo luogo, il costo dell'allungamento di quota 100 risulterebbe estremamente contenuto e stimabile in 400 milioni di euro per il 2022 per poi risalire a 1,8 miliardi dal 2023 ai quali però dovranno sottrarsi i risparmi annui per le minori adesioni rispetto alle aspettative quantificabili in 500-700 milioni di euro.

Infine, l'adesione dei lavoratori prossimi alla pensione si è mostrata molto contenuta nel 2020 rispetto al 2019 ma nel 2021, anche per le incognite dettate dall'emergenza sanitaria, dallo sblocco dei licenziamenti dopo il 31 marzo e dalla complessiva incertezza sul tema delle riforme previdenziali, la misura di Matteo Salvini potrebbe riprendere quota: nel mese di gennaio le domande di uscita con quota 100 sono state 13.000 in 30 giorni.

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