Le adozioni, nel nostro ordinamento giuridico, sono disciplinate dall'art. 27 della legge 184/1983. Essa descrive i requisiti necessari ad essere identificato come idoneo "adottante", dispone che possano adottare quelle coppie coniugate da almeno tre anni, e via discorrendo tutte le altre prerogative essenziali. La legge c'è, va solo applicata. Questo è il tipico problema italiano, sostengono molti; per altri la legge è sbagliata, perchè permette allungamenti burocratici insopportabili e che comportano costi, legali e non, insostenibili ai più.

Allora viene da chiedersi: perchè le case-famiglia sono piene di bambini da adottare? Perchè le adozioni sono in calo? Ma soprattutto: perchè ci hanno reso le adozioni così difficili? La risposta è di ragione economica, ma bisogna andare per gradi.

Case-famiglia in Italia: quante sono e di che natura

Su territorio italiano si contano, ad oggi, 1800 case-famiglia gestite da associazioni. Va precisato: la maggior parte di esse sono strutture di natura religiosa (dalla S. Omobono a quelle della comunità di Sant'Egidio), molte altre laiche.

Le case-famiglia sono strutture destinate all'accoglienza; le prime nacquero in Italia nei primi anni 60, salvo poi essere disciplinate normativamente con l'intervento del decreto ministeriale 308/2001.

Chi scrive non prende volutamente in considerazione l'aiuto preziosissimo che le case-famiglia forniscono a quelle persone, non minori, con problematiche psico-sociali, per le quali queste strutture fanno moltissimo, con grande generosità ed operatività.

La volontà è quella soffermarsi principalmente sulla condizione dei minori al loro interno, in merito anche alla questione delle adozioni (e stepchild adoption, da non dimenticare) che vedrà un disegno di legge del governo "approdare in Parlamento quanto prima", a sentire parlamentari del PD.

Il problema economico

I minori attualmente ospitati dalle case-famiglia sono 30000. In Italia, vi sono più di 10000 coppie in attesa di adottare uno di questi bambini.

L'attesa minima è di 10 anni e nei tribunali sparsi nelle nostre città si sono accumulati oltre 15000 fascicoli di richieste di adozioni, che si perdono nei meandri delle lungaggini burocratiche tipiche del Bel Paese.

Ecco il fulcro del problema. La burocrazia, il continuo allungarsi dei tempi, le difficoltà nel trovare riscontri positivi dalle istituzioni, i costi che lievitano continuamente, sono tutte problematiche che portano le coppie ad abbandonare la pista italiana e, sempre più sovente, ad intraprendere quella delle adozioni internazionali.

C'è da chiedersi il perchè di queste difficoltà.

La risposta è, come sempre, dettata dal vil denaro. Ogni associazione percepisce dal Comune, quindi dallo Stato, quindi da noi, sovvenzioni da 79 a 120 euro al giorno per minore ospitato. Anche per i meno avvezzi alla matematica è facile pervenire alla cifra totale. Lo stato paga 1 miliardo all'anno alle associazioni che gestiscono le case-famiglia per mantenere i minori nelle strutture. Alle associazioni, quindi, la burocrazia e le difficoltà ad adottare convengono: sempre più spesso i minori vi restano fino al compimento della maggiore età. Chi l'avrebbe mai detto.

Si tratta di un vero e proprio business!

Molti minori vengono tolti dalle proprie famiglie per la loro impossibilità di offrire sostentamento adeguato. Lo Stato paga alle associazioni dai 2100 ai 2970 euro al mese per minore. In riferimento ai casi sopra citati, non converrebbe, per la salute del minore, che queste sovvenzioni venissero elargite direttamente alle famiglie, evitando il trauma del distacco? Evidentemente no: le case-famiglia non percepirebbero le sovvenzioni e sarebbero costrette a rimetterci di tasca propria. Alla faccia dell'accoglienza!

Sarebbe giusto che con la nuova legge sulle adozioni si snellissero le pratiche necessarie, e si pretendesse una compartecipazione della Santa Sede alle sovvenzioni, almeno per le associazioni cattoliche.

Dopo tutto,è l'anno della Misericordia.

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