Dalle urne del 4 marzo scorso le prime due formazioni politiche in ordine di numero di preferenze sono state il Movimento 5 Stelle ed il Partito Democratico per cui, a prescindere dalla perdita di oltre 2 milioni di voti del PD, sembra consequenziale che siano questi due ad avere la maggiore responsabilità nel tentare di formare un Governo per il buon equilibrio politico, sociale ed economico del Paese.

Inoltre, il PD ha la responsabilità politica di far uscire il Paese dall’impasse creata proprio dall’attuale legge elettorale che porta primariamente la sua firma e che non consente al vincitore di governare senza ammucchiate.

Il M5S ha preso i voti dei delusi dal PD

La circostanza affatto indifferente che a far crescere i pentastellati di oltre il 32% di preferenze siano stati soprattutto i voti, e tanti, acquisiti dai delusi del PD, depone ulteriormente a favore di un Governo M5S-PD.

È pacifico oramai ritenere che il M5S abbia raccolto il voto di quegli interessi economici e sociali che avrebbero dovuto essere il riferimento sociale della Sinistra la quale invece, snaturandosi, sembra aver raccolto il voto dell’élite ovvero della classe sociale medio-alta.

Il Reddito di cittadinanza come attuazione dell’art. 4 della Costituzione

Se a ciò si aggiunge che il fine primario di un partito di sinistra come il Partito Democratico è quello di migliorare le condizioni di vita della parte della popolazione più svantaggiata magari attingendo risorse dall’eliminazione degli sprechi e, nella previsione del programma del M5S, riconoscere finalmente un reddito di cittadinanza generalizzato, quale misura tutt’altro che assistenziale come sosterrebbero i suoi detrattori, quanto piuttosto un sussidio di disoccupazione atto ad assicurare quella dignità costituzionalmente garantita a tutti i cittadini e da tempo istituito in quasi tutti i Paesi europei appunto contro la disoccupazione ed il bisogno, più incomprensibile appare la scontrosità del maggior Partito della Sinistra.

La Grecia è stata l’ultima a varare tale sussidio di disoccupazione, mentre l’Italia a guida PD, forse sulla spinta competitiva dei 5 Stelle, ne ha introdotto una timida forma lo scorso gennaio, ma ancora a beneficio di pochi, denominandolo Reddito di Inclusione.

Pertanto, il Reddito di cittadinanza propugnato dai pentastellati più che assistenzialismo pare essere uno sprone sia per lo Stato di promuovere le condizioni che rendano effettivo il diritto al lavoro sia per il disoccupato di prestare il lavoro offerto dallo Stato fino ad un massimo di 2 rifiuti, contribuendo concretamente alla riduzione dei livelli di disoccupazione.

Senza trascurare che l'Europa è dal lontano 1992 che raccomanda all’Italia di introdurre un reddito di cittadinanza ed è soprattutto incomprensibile che proprio la Sinistra ne sia così refrattaria. In definitiva, per quanto riguarda la crescita del lavoro e la riduzione della disoccupazione in Italia non sembrerebbe esserci alternativa migliore di un Governo M5S-PD, sia perché i loro elettori sono fuoriusciti dal secondo per entrare nel primo e li vogliono uniti e sia perché istituzionalmente hanno la comunanza di fini sociali perlomeno per ciò che attiene il lavoro, la lotta alla disoccupazione e la liberazione dal bisogno, a meno che l’interesse del Partito Democratico al “lavoro” non sia meramente uno slogan elettorale “Vota il lavoro, scegli il PD”.

Al contrario l'alternativa molto improbabile M5S-Lega non rappresenta una comunanza di fini istituzionali nemmeno per ciò che attiene il minor europeismo e la riduzione dell'immigrazione in quanto le loro posizioni nettamente divergono ma costituirebbe invece una evidente distorsione del voto elettorale.

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