Nell'epoca di Twitter, anche gli annunci più rilevanti avvengono via social, con il rischio, dopo poche ore, di essere smentiti dai fatti prima ancora che dalle parole; quelli di Donald Trump, relativi al vertice Nato, ne rappresentano un esempio.
Un presidente di lotta, di governo e di fake news
Del resto Donald Trump ci ha da tempo abituato a una valanga di tweet, tale da rendere improbo e al limite anche inutile qualsiasi fact checking di quanto afferma. Ma stavolta l'ha sparata davvero grossa, se è vero che, arrivato al summit Nato intimando agli europei un aumento delle spese militari al 4% del Pil, se ne riparte recando con sé la semplice conferma degli accordi presi da tempo, che prevedono la graduale salita delle stesse, da qui al 2024, al 2% dei Pil nazionali.
Questo è scritto nero su bianco. Ma al presidente americano, che ama trattare gli alleati come nemici e impostare i vertici internazionali come rodei, di tornarsene a casa con un normale comunicato di conferma degli accordi proprio non andava giù e, quindi, si è inventato l'ennesima "notiziona" ad effetto.
Come ti traformo un vecchio accordo in un risultato straordinario
Nella conferenza stampa post vertice, infatti, il presidente Trump ha testualmente affermato che "molti Paesi si sono impegnati a spendere di più per l'Alleanza Atlantica, sono molto felice del risultato raggiunto", riferendosi ai 33 miliardi di dollari in più che egli avrebbe ottenuto in questo vertice. La realtà però è un po' diversa e si legge nei volti straniti di Macron, Merkel e Conte, oltre che nelle loro parole con le quali tutti hanno puntualizzato che nessun contributo aggiuntivo è stato concordato e che, semplicemente, i famosi 33 miliardi sono relativi al tetto del 2% sul Pil concordato tempo fa, da raggiungere entro il 2024.
Trump a tutto campo
In ogni caso è indubbio che con Trump non ci si annoia mai: pare che durante la burrascosa riunione egli sia andato a tutto campo, con minacce di uscita dalla Nato, prima lanciate e poi smentite in rapida successione, criticando aspramente la Germania sul fronte del commercio (chissà se Angela Merkel avrà ricordato al tycoon, che la Mercedes occupa 120.000 operai americani nelle sue fabbriche made in Usa) e dell'energia, per il gasdotto Nord Stream 2 che porterà il gas russo nel paese teutonico. Insomma, interventi pesanti, che sanno molto di ingerenza negli affari di un altro paese sovrano, per arrivare poi a confermare ciò che da anni è stato stabilito. Vedremo poi cosa resterà di questa politica fatta di tweet da buttare in pasto al popolo.