Secondo le stime diffuse dalle Nazioni Unite, dallo scorso 25 agosto i rifugiati di etnia Rohingya scappati dalla Birmania verso il Bangladesh sono più di mezzo milione.

La riunione del Consiglio di Sicurezza Onu

Ieri, durante la riunione del Consigio di Sicurezza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), l’ambasciatrice degli Stati Uniti Nikki Haley ha accusato le autorità birmane di portare avanti "una campagna brutale di pulizia etnica contro la minoranza" dei Rohingya.

La risposta dell’ambasciatore russo Vasily Nebenzia è stata una richiesta di cautela nelle accuse di pulizia etnica. Mentre il vice ambasciatore di Pechino ha affermato che invece la "situazione sul terreno inizia a muoversi verso la stabilità". Thaung Tun, consigliere per la sicurezza nazionale della Birmania, durante la riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha negato la pulizia etnica e il genocidio, ed ha affermato che la crisi è causata dal problema del terrorismo e non dalla diversità religiosa, invitando Antonio Gutierres, segretario generale dell’Onu, a visitare il Paese.

Però secondo quest’ultimo la situazione "richiede un'azione rapida: la crisi dei Rohingya è degenerata dal 25 agosto diventando la più immediata emergenza di rifugiati nel mondo e un incubo umanitario". Ha chiesto al governo birmano di “porre fine alle operazioni militari e consentire la creazione di un canale umanitario".

Chi sono i Rohingya?

I Rohingya sono una delle tante etnie che vivono in Birmania, principalmente nella zona settentrionale, sono di fede islamica e parlano una lingua di origini indoeuropee.

Piccole comunità di Rohingya vivono anche in Bangladesh, Arabia Saudita e Pakistan. In totale, la popolazione Rohingya conta circa 1,1 milioni di persone, di cui la maggioranza vive sul suolo birmano.

Questa minoranza non è riconosciuta tra i 135 gruppi etnici ufficiali della Birmania. Dagli anni ’80 sono considerati apolidi perché gli è stata negata la cittadinanza birmana dall’allora governo social-comunista birmano.

Questo popolo è vittima di diverse discriminazioni – dall’accesso negato ai servizi statali riservati ai cittadini birmani fino alle violenze dei militari – ed è stato riconosciuto ampiamente a livello internazionale come la minoranza più perseguitata del mondo. Rischiano l’estinzione.

La tragedia continua

Nel frattempo, almeno 60 rohingya in fuga su un'imbarcazione dal Nord della Birmania sono morti nelle acque del Bangladesh.

Il naufragio è avvenuto ieri, ci sono 23 morti confermati. Altre 40 persone sono disperse, ma si crede siano annegate. Secondo i pochi sopravvissuti sulla barca c'erano circa 80 persone di cui più della metà bambini.

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