È un Massimo D’Alema senza freni inibitori quello intervistato da Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera di oggi, 27 settembre 2017. L’ex presidente del Consiglio fuoriuscito dal Pd e fondatore, insieme a Pier Luigi Bersani, di Articolo 1 Mdp, parla a tutto tondo della situazione politica italiana. Attacca per l’ennesima volta il segretario Dem Matteo Renzi, paragonandolo a Bettino Craxi, si sofferma sulla figura di Giuliano Pisapia, aspirante federatore del nuovo centrosinistra, delinea il suo ruolo futuro (forse ancora su un seggio parlamentare) e quello della sinistra italiana.

Non disdegna, infine, di lanciare una frecciatina al ministro dell’Interno, Marco Minniti, responsabile, secondo lui, di aver abbandonato i migranti nei campi di detenzione libici.

Craxi era di sinistra, Renzi no

Sollecitato da Cazzullo sul suo difficile rapporto con Matteo Renzi, Massimo D’Alema conferma di aver dichiarato che, finché sarà vivo lui, il segretario Pd “non potrà mai stare sereno”. Ma precisa che ora, viste le peripezie politiche che si trova ad affrontare l’ex premier, non ripeterebbe quella frase perché, spiega, “a me piace prendermela con i potenti, non con chi è in difficoltà”. Infatti, ricorda che ai tempi di Bettino Craxi presidente del Consiglio (1983-1987) lui era “ferocemente anticraxiano”.

Ma, in seguito, quando lui stesso divenne premier nel 1999, si adoperò per negoziare con la procura di Milano il mancato arresto del leader del Psi in caso di suo ritorno in Italia da Hammamet, in Tunisia, per ricevere cure mediche. In quel caso, ricorda D’Alema, i suoi sforzi umanitari furono inutili. Comunque sia, il Lìder Massimo non rivede nulla del ‘cinghialone’ nella figura del ‘bomba’.

Craxi, infatti, nonostante fosse ferocemente anticomunista rimase sempre un “uomo di sinistra”, come di mostrano i casi Palestina e Cile (durante la dittatura di Pinochet). Mentre Renzi, al contrario, “alla sinistra è totalmente estraneo” e crede addirittura che “il Pd debba liberarsi di questo retaggio”.

Pisapia dovrebbe essere più coraggioso

Parlando di una sua possibile candidatura, e anche di quella di Giuliano Pisapia, D’Alema precisa che dovranno essere i cittadini a decidere, magari attraverso elezioni primarie. L’ex sindaco di Milano, a suo giudizio, dovrebbe candidarsi per diventare un “leader più forte” di una nuova e necessaria forza di sinistra che compensi il troppo moderatismo del Pd. E Pisapia possiede quello “stile unitario” e quella “cultura di governo” necessari per andare a Palazzo Chigi. Solo che, chiosa D’Alema, “dovrebbe essere un leader più coraggioso”, accettando di esporsi di più per dare vita ad una lista unitaria alla sinistra del Pd. Rivendicata, inoltre, anche la necessità della scissione dalla ‘ditta’ perché non ci sono “le condizioni per andare alle elezioni insieme”.

Rosatellum aberrante e incostituzionale

Parlando di nuova legge elettorale, poi, il fondatore di Mdp boccia senza appello il Rosatellum, considerato aberrante e incostituzionale. Una zappa che il Pd rischia di darsi sui piedi perché, pur di sfavorire il M5S, sta pensando di varare una legge che favorirebbe le coalizioni e, quindi, il centrodestra, a scapito proprio del partito del Nazareno. Meglio allora una legge proporzionale con sbarramento alto e collegi piccoli.

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