Il presidente francese Emmanuel Macron ha letteralmente spiazzato sia gli imprenditori che i sindacati del suo Paese, lanciando nel dibattito politico la proposta di estendere anche a chi si dimette volontariamente il sussidio di disoccupazione. Si tratta di una vera e propria rivoluzione concettuale. Infatti fino ad oggi la misura era vista come una sorta di assicurazione contro il verificarsi di eventi non volontari, come le procedure di licenziamento collettivo, per le quali ad esempio in Italia si è raddoppiato il contributo a carico delle aziende, ma anche i licenziamenti individuali.

D'altra parte, con questa proposta Macron punta a mantenere una promessa fatta durante la campagna elettorale che lo ha portato a conquistare la presidenza.

I dettagli della proposta Macron

La proposta del presidente francese rappresenta, di fatto, il secondo passo di una più ampia riforma del lavoro messa in cantiere dallo stesso Macron, che nelle sue intenzioni dovrebbe sostenere chi si dimette, ad esempio, per mettersi in proprio, oppure per trovare un'occupazione più in linea con le sue aspirazioni o il rispettivo percorso di studi.

In questa fase, il sistema pubblico si farebbe carico dei costi che il cittadino dovrebbe sostenere per trovare un'occupazione più adatta alle sue caratteristiche e che, proprio perché considerata dal lavoratore più "piacevole", genererebbe un aumento della sua produttività a vantaggio del Pil nazionale.

Quindi, nella visione di Macron, il mercato del lavoro diventerebbe più fluido e flessibile, in grado di adattarsi meglio alle esigenze sempre mutevoli della moderna economia.

I possibili rischi

È piuttosto automatico pensare che un'innovazione di questo tipo possa diventare facile preda di abusi. Inoltre verrebbe innestata in un sistema - quello francese - che anche a livello europeo risulta essere uno dei più generosi in termini di sussidi riconosciuti.

Infatti, come fa notare il "Sole 24 Ore", attualmente vengono erogati sussidi a circa 2,5 milioni di cittadini francesi pari, in media, al 72% del precedente salario che, in alcuni casi particolarmente fortunati, ha raggiunto anche i 6.500 euro netti al mese. Questa situazione, in termini di Pil, si traduce in una percentuale del 2%, di poco superiore alla Spagna che si ferma all'1,9%, mentre l'Italia si attesta all'1,2% del Pil.

D'altra parte, il presidente Macron ha assicurato che verranno presi provvedimenti per rendere più stringenti i controlli e, di conseguenza, evitare il proliferarsi di abusi. Comunque i costi non sarebbero per niente contenuti. Infatti, secondo il Ministero delle Finanze transalpino, si andrebbe a spendere tra gli 8 e i 14 miliardi il primo anno, e tra i 3 e i 5 miliardi in seguito. Tanto più che dovrebbe essere introdotto anche un sistema di tipo "bonus-malus" per i contratti di lavoro di brevissima durata che prevederebbe un aumento dei contributi fino ad un massimo del 10% in caso di eccessiva rotazione dei dipendenti.

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