Non s'era spenta l'eco della icastica frase "Mai andato in Sicilia figuriamoci nel Burkina Faso", un po' accomunando il totale disinteresse verso immigrati africani e alla loro sorti a quella della Sicilia, che feltri ribadisce il concetto ovemai qualcuno non avesse ancora inteso. E mettendoci anche l'accoppiamento degli scarafaggi (non certo i siciliani, ma metafora esemplare di ciò che non lo interessa), cadendo nelle solite immagini forti che certo avrebbe mitigato parlando, che so, delle tortorelle.

I fardelli della Sicilia

In un suo commento a Libero di ieri, infatti, arricchisce il concetto affermando che a lui delle elezioni siciliane e della Sicilia non importa un emerito fico secco, se vogliamo andare in souplesse, ma espresso da Feltri con una frase che cade come un fendente che ferisce volontariamente.

In un tweet di ieri afferma anche che "Anche i siciliani disgustati dalla politica: hanno votato quattro gatti. Randagi" e se non fosse per quell'aggiunta con la maiuscola, e per il randagio, apparirebbe come un commento bonario e comprensivo. Ma l'intervista prosegue nel dettaglio spiegando meglio le ragioni della scomunica sulla trinacria. Feltri sostiene che quella del governare la Sicilia sia opera assolutamente inutile, che nulla cambierà come mai è cambiato nell'alternarsi dei vari Presidenti. Pesi e zavorre politiche e sociali sarebbero insomma fuori controllo e non più governabili dai governatori, per usare un gioco di parole (nostro, non di Feltri). Che il numero spropositato di guardie forestali dovrà essere comunque pagato, così come il costo di una amministrazione ipertrofica (1 dipendente pubblico ogni 15 abitanti che dovrebbe renderla una piccola Svizzera con una burocrazia-geisha e non un mostro inamovibile, ndr).

Non c'è redenzione

Insomma la sua posizione è destrorsa e urticante ma certo chiara: non c'è redenzione per chi non se la merita. Prosegue scoraggiando i vincitori, e certo primo fra tutti Berlusconi, poichè la maggioranza del Parlamento, autonomo per statuto speciale, non si avrà se non con un solito mercanteggiare di deputati, nomine e poltrone.

Insomma, terra che sta andando alla deriva nel Mediterraneo e che vano e costoso tenere ancora ancorata all'Italia. Ma finiamo col dire che al di là del temperamento sanguigno di Feltri, tutta la sua invettiva trasuda una dolorosa sfiducia in una politica di redenzione che più che colpire i siciliani colpisce chi mai ha saputo e saprà governarli.

E non a caso temina l'analisi con una profezia nera riguardo ai cinque stelle : "Ciò che è avvenuto in Sicilia è significativo per una sola ragione: gli scassati grillini avanzano come topi sul formaggio. Se lo mangeranno tutto". Più chiaro di così.

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