Sono passati circa dodici giorni dall'annuncio da parte di Donald Trump circa la sua intenzione di trasferire a Gerusalemme l'ambasciata americana presso Israele, riconoscendo implicitamente l'antica città (anche se, a rigore, limitatamente alla parte ovest) come capitale ufficiale dello Stato. A questo punto, è già possibile tracciare un primo bilancio sugli effetti conseguiti da questa clamorosa decisione.

I prodromi

Va premesso, innanzitutto, che l'annuncio non è stato estemporaneo, ma che ha avuto sicuramente una preparazione politico-diplomatica alle spalle, frutto del viaggio che nel giugno scorso Donald Trump ha intrapreso a Riyad e a Gerusalemme, e che ha condotto ad un'intesa cordiale tra Israele e Arabia Saudita in funzione anti-Iran, che Trump vede come il fumo agli occhi.

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Non è escluso che anche il passaggio dell'ala più oltranzista dei palestinesi - cioè Hamas - su posizioni più aperte alla trattativa, sia stato il frutto di una complessa operazione diplomatica con la mediazione dell'Arabia Saudita.

Dietro a tutto ciò ci sarebbe Jared Kushner, genero e consigliere di Trump, di religione ebraica e sionista convinto.

È evidente, infatti, che Israele non potrà mai accettare un processo di pace che non consideri Gerusalemme come capitale ufficiale. E, in questo caso, per Gerusalemme si intende soprattutto la città storica (cioè la parte est) fino al 1967 sotto il controllo della Giordania. La zona ovest, invece, è israeliana dal 1948. La "mossa" di Trump e Kushner, dunque, anche se riferita alla sola area occidentale, avrebbe mirato a rafforzare la posizione dello Stato israeliano [VIDEO] nei confronti dei palestinesi, in vista di eventuali trattative sui futuri assetti dell'intero territorio. Inoltre USA e Israele erano sicuri che questa decisione sarebbe stata accettata e seguita dagli alleati degli Stati Uniti, cioè - quantomeno - dell'Unione Europea e addirittura della Russia.

Le reazioni dei palestinesi

Gli effetti, al contrario, sono stati assolutamente negativi [VIDEO]per la politica statunitense e israeliana. Hamas, che aveva accettato di confluire nella più moderata Organizzazione palestinese di Abu Mazen (quantomeno fino a nuove elezioni) è subito tornata su autonome posizioni di conflitto con Israele, e ha annunciato una nuova Intifada (cioè una generalizzata manifestazione di dissenso a base di lancio di pietre verso gli israeliani).

Hamas ha anche ripreso il lancio di missili da Gaza verso Israele (a cui aveva rinunciato nelle scorse settimane), provocando l’immediata rappresaglia israeliana. Venerdì scorso, dopo la preghiera islamica, a Gaza, un milione di persone hanno manifestato dirigendosi verso il confine con lo Stato israeliano, dove sono venute a conflitto con il distaccamento di frontiera locale, subendo morti e feriti. Si calcola che, in questi giorni, si siano contati numerosi morti e alcune centinaia di feriti, quasi tutti tra i palestinesi.

Anche la UE, Putin ed Erdogan in dissenso con Trump

Lunedì scorso, l'Unione Europea ha accolto il premier israeliano a Bruxelles facendogli sapere, tramite l'Alto rappresentante per la politica estera Federica Mogherini, che la UE rigetta all'unanimità la decisione di Trump, e che non trasferirà le sue ambasciate da Tel Aviv.

Il 12-13 dicembre, a Istanbul, si è riunita l'Organizzazione della cooperazione islamica che rappresenta 57 paesi del mondo, esprimendo il proprio dissenso verso la presa di posizione del presidente statunitense, invitando - su richiesta del presidente turco Erdogan - l'organizzazione per la liberazione della Palestina a dichiarare, a sua volta, Gerusalemme come capitale del proprio costituendo Stato. Va detto che l'Arabia Saudita ha partecipato al vertice con funzionari di basso profilo, facendo capire che non intende cambiare politica nei confronti delle posizioni USA.

Anche il presidente russo Vladimir Putin, dopo aver incontrato Erdogan e il presidente egiziano Al Sisi, ha definito "destabilizzante" la decisione USA. Insomma, per il momento l'ultima "esternazione" di Donald Trump si è rivelata l'ennesimo flop, se non il classico fiammifero acceso gettato sulla benzina.