Perché andare a votare, quando già sappiamo tutto dai sondaggi? Battuta facile, magari scontata. Oltre alla battuta, c'è da chiedersi se il sondaggio, oltre a informare, può orientare l'opinione pubblica. Il sondaggio fornisce indicazioni, quindi dovrebbe essere uno strumento utile in particolare per chi si occupa di comunicazione politica.

Ma potrebbe perfino avere la funzione di profezia che si autoavvera: ascolto e leggo ovunque che vincerà il partito X, sarà più facile, quindi, che darò il mio voto a chi più ha possibilità di vincere oppure, al contrario, il sondaggio potrebbe convincermi a non andare a votare, se do per perduta a priori la battaglia politica in cui credo.

I clamorosi errori dei sondaggi elettorali

In realtà i sondaggi elettorali hanno spesso sbagliato. E non solo in Italia. Nel confronto per le presidenziali americane del 2016 tra Clinton e Trump, i democratici di tutto il mondo si sono per un po' cullati nell'illusione che Hillary avesse un ragionevole vantaggio, ma il sogno si è infranto e le previsioni sono state rovesciate dalla realtà.E la Brexit?

Una rilevazione del Daily Telegraph prevedeva che i Remain distaccassero di 7 punti i Leave: 53% contro 46%. Il 23 giugno 2016 finì con il 51,9% a favore di chi voleva lasciare l'Unione Europea e il 48,1% per chi avrebbe voluto rimanerci.Sondaggi sbagliati, il caso dei 5Stelle e del centrodestra- In Italia, nel 2013, furono i 5 Stelle a far saltare le previsioni. Nel momento in cui si chiusero le urne, gli instant poll davano il Movimento di Casaleggio e Grillo intorno al 16%, ma poi il M5S prese il 25,56 % alla Camera e quasi il 24% al Senato.

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M5S Pd

Altro caso clamoroso è quello delle elezioni italiane del 2006: il governo di centrodestra uscente è dato per sconfitto, ma contro ogni sondaggio se la gioca fino in fondo e finisce in un quasi pareggio: 49,74% al centrodestra e 49,81% al centrosinistra, insomma vince Prodi ma di misura.

Sondaggi elettorali 2018 tra correttezza e disinformazione

Il sondaggio è sempre più spesso adoperato non come un termometro per misurare l'opinione pubblica, ma per condizionarla.

Il pronostico elettorale fa opinione di per sé, crea la notizia da sparare in prima pagina e viene smerciato - come accade ogni giorno in questa campagna elettorale - come verità assoluta, come dato oggettivo, e non come previsione, come ipotesi, come tendenza non esatta.

C'è chi è più abile in questo giochetto di comunicazione e chi lo è meno. I governi Pd, guidati da Renzi prima e Gentiloni poi, al di là delle differenti valutazioni che ciascun elettore può dare, hanno oggettivamente prodotto una mole rilevante di interventi a favore delle imprese, delle famiglie, delle fasce più deboli, eppure i sondaggi sembrano penalizzare proprio la coalizione di centrosinistra [VIDEO]. Ma come finirà dentro la cabina elettorale?

Il Pd punito dai sondaggi: ogni volta un errore

Per il Pd i sondaggi hanno pronosticato, negli ultimi tre appuntamenti col voto (due elezioni e un referendum), dati che poi si sono rivelati completamente diversi dai risultati reali delle urne.

Nelle elezioni politiche del 2013, quando Bersani voleva smacchiare il giaguaro, il PD era avanti nei sondaggi di circa dieci punti: andò a finire con la 'non vittoria', un pareggio sostanziale che smacchiò solo Bersani.Nel 2014, in occasione delle elezioni europee, i sondaggi prevedevano il clamoroso sorpasso dei Cinque stelle sul Pd: alla fine, però, i democratici raggiunsero la percentuale record del 40,81%, mentre i candidati di Casaleggio e Grillo si fermarono al 21,16%.

Nel 2016 arriva il referendum costituzionale: il Pd di Renzi è per il “sì”, che sembra avvicinarsi al pareggio coi “no”. Finisce invece con un k.o.: 40,88% i sì e 59,12% i no.

Nella cabina elettorale si premiano affidabilità e sicurezza

Se si segue l'alternanza vittoria/sconfitta, potrebbe avvenire che il 4 marzo accada quello che per anni è accaduto in Italia con il voto alla DC: nessuno diceva di votarla, ma vinceva regolarmente le elezioni, perché quando l’elettore è da solo nella cabina e con una X deve decidere sul suo futuro, a volte preferisce votare chi ha già governato rispetto a chi tale prova deve ancora darla.

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