La tentazione di tornare alle urne cresce in Matteo Salvini giorno dopo giorno. A dispetto del secondo giro di walzer delle consultazioni al Colle, il nuovo leader del centrodestra ha capito di ritrovarsi tra le mani un’occasione d’oro. L’ascesa inarrestabile nei sondaggi e l’incoronazione di Silvio Berlusconi (storicamente restio a lasciare spazio ad altri), lo hanno convinto a fare la voce grossa per indirizzare a suo vantaggio l’intera partita. Salvini non ragiona più infatti dall’alto del 17 per cento incassato dalla Lega lo scorso quattro marzo, ma da capo di un’intera coalizione che potrebbe fondersi in un partito unico al prossimo round elettorale.
Un’ipotesi certo che non entusiasma molti considerando la fine infausta del fu Popolo della Libertà, ma che ha ripreso a circolare con una certa insistenza dopo la palese resa di Berlusconi. L’ex Cavaliere è conscio che lo storico elettorato moderato ha virato le sue attenzioni su Salvini e, quel che resta dei seguaci forzisti, è pronto a mollarlo alla prossima occasione disponibile. Non devono sorprendere in tal senso le parole di Giovanni Toti, governatore della Liguria ma soprattutto consulente di peso proprio di Berlusconi: “Mi auguro che presto si possa arrivare a un partito unico del Centrodestra che valorizzi i i talenti cresciuti nelle amministrazioni regionali e comunali in questi anni”.
A protezione dell’ex Cav
Piuttosto che essere estromesso dal trono, Berlusconi ha percorso la strada più lieve e adatta al suo personaggio. Un passaggio di consegne travestito da scelta personale e non obbligata, che regalerà a Salvini ciò per cui ha lottato negli ultimi anni. Una svolta clamorosa dal punto di vista politico che il capo del Carroccio sta ripagando con una fedeltà per certi versi sorprendente. Posto innanzi al veto di Luigi Di Maio su Berlusconi, infatti, Salvini non solo ha protetto l’ex Cavaliere ma ha indicato la sua presenza come una condizione sine qua non per siglare il patto di governo con il M5S. “Berlusconi è il male assoluto del nostro Paese” ha attaccato Alessandro Di Battista che, pur rinunciando a un seggio in Parlamento, resta sempre uno dei punti di riferimento dell’elettorato grillino.
“Fino a che lui da una villa in Sardegna o da un palazzo romano potrà porre veti o ricattare altre forze politiche - ha scritto in un lungo post su Facebook - quelle leggi sociali che creerebbero giustizia sociale, lavoro e legalità non vedranno mai luce”. Parole durissime che però non hanno interrotto un dialogo che tra Salvini e Di Maio prosegue fitto nell’ombra: l’accordo sulla nomina del leghista Nicola Molteni a capo della commissione speciale della Camera ne è la prova.
Alla ricerca dell’escamotage
Confermata l’indisponibilità del Partito Democratico a sostenere un governo di larghe intese, tutto ruota intorno all’accordo tra Centrodestra e M5S. Si corre contro il tempo per trovare l’escamotage necessario a superare, o meglio a nascondere, il veto su Berlusconi.
Di Maio, ospite di Porta a Porta, si è detto pronto ad abbracciare Forza Italia ma non il suo capo. “Io non chiedo un parricidio o un tradimento - ha chiarito il candidato premier Cinquestelle - ma dico, in primis a Berlusconi, dopo 24 anni è il momento di far partire un esecutivo delle nuove generazioni”. Più o meno lo stesso concetto che Di Maio replicherà più tardi a Sergio Mattarella, corredato dalla richiesta di avere a disposizione ancora del tempo per centrare un accordo che appare sempre più complicato. Il Capo dello Stato appare orientato sì ad accettare un nuovo slittamento, ma a patto che i due partiti protagonisti dell’estenuante trattativa si assumano le loro responsabilità di fronte al Paese e a uno scenario internazionale scosso dalla crisi Trump-Putin in Siria.
A tal proposito si è registrata una totale e palese divergenza tra Salvini e Di Maio sul bombardamento chimico di Douma: al primo che ha bollato il tutto come una fake news, il secondo ha replicato “o è stato in Siria o sta speculando”.