Si è chiuso da poco, dopo 13 ore di trattative, il Consiglio europeo dedicato al futuro assetto dell'Ue e al tema dell'immigrazione: il testo finale dà soddisfazione alle posizioni italiane in materia.

L'Italia minaccia il veto

Ma, come ci si aspettava, non è stato facile raggiungere questo risultato; il nostro Paese ha ad un certo punto minacciato il veto, che nel caso fosse stato attuato avrebbe certificato il fallimento del vertice con conseguenze a cascata difficilmente gestibili.

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Prima tra tutte, la probabile crisi di governo in Germania. Conte nella serata di ieri aveva subito chiarito che non ci sarebbe stata nessuna firma italiana senza il superamento del Trattato di Dublino, quell'accordo cioè, che prevede che siano i paesi di primo sbarco ad accogliere gli immigrati: in particolare il premier italiano si è opposto ponendo la riserva al documento finale che, nelle intenzioni di Donald Tusk, doveva certificare gli accordi su sicurezza, difesa, lavoro, crescita, competitività, innovazione digitale e allargamento, lasciando la parte relativa all'immigrazione ad una seconda fase con documento a parte. Conte ha spiegato che l'Italia avrebbe firmato solo un documento complessivo, comprendente il tema migratorio.

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La proposta francese e il nuovo rifiuto italiano

Successivamente ha provato la Francia, con una sua proposta, a rabbonire gli animi italiani: questa prevedeva la creazione di hotspot sul suolo italiano, finanziato dall'Ue, ma subito ha ricevuto la bocciatura del nostro governo che è rimasto fermo sulle sue posizioni iniziali, che prevedevano la gestione comune degli immigrati e il finanziamento di un fondo di aiuto all'Africa.

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Politica

Nel mezzo si è inserita Angela Merkel, la quale, paventando un fallimento del vertice, dichiarava la disponibilità a stringere accordi bilaterali con gli altri stati.

L'accordo raggiunto in nottata

La fermezza italiana ha evidentemente pagato e - qualunque cosa si pensi del nuovo governo e dell'approccio muscolare evidenziato nelle vicende Aquarius e Lifeline - ha, come non accadeva da anni, portato il resto dell'Ue sulle posizioni italiane.

L'accordo resta comunque il frutto di un lavoro di mediazione, quindi sarà da verificare cosa verrà davvero applicato, perché vincolante per i firmatari, e cosa è stato lasciato alla volontarietà dei Paesi europei. I punti salienti sono: la creazione di centri di sbarco nei paesi extra Ue, la creazione su base volontaria di hotspot dentro l'Unione, il rifinanziamento del fondo per l'Africa, le azioni di salvataggio in mare condivise e coordinate con la collaborazione di tutti i paesi.

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In particolare il testo finale parla di "rafforzare il controllo delle frontiere esterne" e di intensificare le azioni atte a "porre fine all'attività dei trafficanti in Libia".

Il riferimento alle Ong

Nel documento si trova anche un riferimento preciso alle navi delle Ong, dove si afferma che tutte le imbarcazioni operanti nel Mediterraneo devono rispettare le leggi vigenti e non interferire con l'opera della marina militare libica.

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Particolare attenzione viene poi posta alla frontiera orientale, dove si intende monitorare con più attenzione il confine turco-balcanico. Inoltre, il documento parla di scoraggiare l'immigrazione illegale con azioni mirate di disincentivo.

Il tallone d'Achille dell'accordo e il contentino alla Merkel

La parte meno convincente dell'accordo, sul quale evidentemente Conte ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco, è quella relativa alla creazione di hotspot nei paesi membri su base volontaria. Non sfugge a nessuno infatti che, non essendoci stata fino ad oggi tale disponibilità da parte molte nazioni europee, appare un atto di fede credere che ora le cose possano cambiare su base volontaria, senza che l'impianto di Dublino sia stato messo in soffitta. Infine, è stata data soddisfazione anche ad Angela Merkel con un riferimento alla necessità di una stretta cooperazione sulle frontiere interne, in modo da limitare al massimo i movimenti migratori interni all'Ue: basterà al ministro Seehofer?

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