Le minacce e gli inviti a dimettersi rivolti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella fatti via social alla fine del mese di maggio, sembra che abbiano una matrice russa. Infatti in quelle concitate ore in cui il presidente Mattarella bocciò la candidatura dell'economista Paolo Savona, indicato da Matteo Salvini e da Luigi Di Maio, quale ministro dell'economia, arrivarono al capo dello Stato minacce da oltre 400 nuovi profili che in seguito si sono rivelati falsi, provenienti da un'area geografica vicino alla Russia di Putin. Ne sono convinti i magistrati esperti in antiterrorismo della Procura di Roma che hanno dato il via ad accertamenti contro ignoti.

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Il presidente Sergio Mattarella sotto attacco da parte di troll russi

La procura della Repubblica di Roma aprirà la settimana prossima un fascicolo contro ignoti per le offese al Capo dello Stato. Ora si attendono i risultati delle indagini effettuate dalla polizia postale. Della vicenda se ne parlerà con molta probabilità lunedì prossimo 6 agosto quando nell'audizione del Comitato per la sicurezza della Repubblica (Copasir) sarà ascoltato il direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza dello Stato (Dis) , Alessandro Pansa. La riunione era già stata convocata per il suo insediamento e quindi di certo, del caso dei troll russi si parlerà come fatto eccezionale.

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La bocciatura di Paolo Savona quale ministro dell'economia la causa degli attacchi a Mattarella

Nelle giornate del 27 e 28 maggio, il Presidente Sergio Mattarella era stato sottoposto ad un concitato pressing da parte delle forze politiche che ambivano alla formazione del nuovo governo, dopo le elezioni del marzo scorso. Lega e M5S avevano trovato l'accordo per un governo "forte e duraturo", proponendo come ministro dell'economia Paolo Savona. La designazione dell'illustre economista, però, per le sue sortite antieuropeiste, non veniva gradita dal Capo dello Stato.

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Politica M5S

Dalla Russia con probabilità sono arrivate le minacce al Capo dello Stato via social

Dalla bocciatura di Savona, era partita una campagna di insulti a Mattarella e di inviti a dimettersi, provenienti dai social. Lo stesso Luigi Di Maio, si era messo a capo di un movimento che gridava allo scandalo e che chiedeva le dimissioni del presidente. Il fatto aveva insospettito i nostri servizi segreti, inducendo la polizia postale a fare verifiche per accertare la provenienza e l'identità di coloro che avevano minacciato il capo dello Stato.

Si scopriva così che le minacce arrivavano dalla Russia. Ora c'è da accertare la verità e chi ci sia stato effettivamente dietro ad una simile situazione che definire "imbarazzante" è dir poco.

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