Maria Elena Boschi ha chiuso ieri sera, domenica 9 settembre, la Festa dell’Unità del Pd a Ravenna. L’ex ministro e sottosegretario ha partecipato ad un dibattito con i giornalisti di area Annalisa Chirico (Il Foglio), Jacopo Jacoboni (La Stampa) e Tommaso Cerno (ex Espresso, ora parlamentare Dem). Sollecitata dalla Chirico, moderatrice della serata, la Boschi ha spaziato su diversi temi di attualità politica, soffermandosi soprattutto su quelli che, secondo lei, sono i motivi principali della sconfitta alle elezioni politiche del 4 marzo scorso: non l’assenza del partito dalle periferie delle grandi città, ma la linea troppo morbida tenuta sui social network dall’allora governo Gentiloni che non è servita ad arginare le fake news propagandate dagli avversari. Durissimo anche l’attacco al M5S con il quale, si scalda la Boschi, il Pd non avrebbe nulla a che spartire.

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Il Pd non ha saputo utilizzare i social

“Secondo alcuni osservatori la sconfitta si spiega con la carente presenza del Pd nel mondo dei social network e di internet rispetto ai più equipaggiati grillini e leghisti”, alza la palla alla Boschi Annalisa Chirico in attesa di una facile schiacciata. “Chiaramente non è solo quella la risposta per la sconfitta del 4 marzo - si schermisce inizialmente l’ex ministro delle Riforme - sarebbe troppo semplice, troppo riduttivo pensare che sia stato solo quello il problema che ha portato il M5S ad essere primo partito nel Paese.

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Però io credo che sia stata anche quella una delle cause importanti della nostra sconfitta purtroppo. Perché è vero che è stata la prima campagna elettorale nel nostro Paese che ha visto un’influenza così forte dei social media e anche di queste campagne organizzate scientificamente per diffondere notizie false. Ovviamente notizie false anche contro gli avversari politici, quindi contro il Pd. E campagne di distruzione dell’avversario politico proprio a livello personale e diffamatorio sono avvenute il 4 marzo”.

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Secondo Maria Elena Boschi, che prosegue come un fiume in piena, evidentemente ancora scottata dal disastro elettorale Dem, “c’era stata una prima ‘prova generale’ già con il referendum costituzionale, perché secondo me questo tentativo di attaccare i dirigenti del Pd, anche sul piano personale, con la creazione di campagne d’odio, avevano già cominciato a farlo col referendum delle trivelle, con quello costituzionale, fino ad arrivare poi al 4 marzo dove si è visto in tutta la sua forza, sia da parte del M5S che da parte della Lega, perché non possiamo dimenticare che anche la Lega è molto forte, molto strutturata sui social, anche se non ancora quanto il M5S”.

Tutta colpa di Gentiloni?

“Io credo - spiega la numero 2 del renzismo - che opporre a quel tipo di campagna elettorale di Di Maio e Salvini, molto aggressiva nei toni, molto violenta verbalmente, ma anche con questa capacità sui social di creare un movimento di opinione basato sulle bugie, con una campagna elettorale nostra, invece, molto più mite, moderata, che non ha risposto colpo su colpo nel merito delle cose che venivano dette contro di noi, non ci ha premiato, è stato un errore.

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Oggi lo possiamo dire: è stato uno degli errori che abbiamo fatto. E non è che lo dico soltanto io: tantissimi nostri iscritti e militanti ci chiedono di essere capaci di difenderci meglio. Noi non vogliamo diventare come loro - giura Maria Elena - non vogliamo offendere gli avversari politici, non vogliamo diffondere bugie sui social network perché non è nella nostra cultura. Però dire la verità e quindi sbugiardare le notizie false che arrivano da Lega e M5S e difendere un po’ di più anche la nostra gente, questo dobbiamo imparare a farlo”.

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Poi, una delle frasi chiave del suo intervento: “Noi a volte ci raccontiamo la storia che abbiamo perso perché non siamo stati abbastanza nelle periferie. Io credo che abbiamo perso perché non siamo stati abbastanza sui social in modo preparato e capace di affrontare le bugie degli altri. E lo abbiamo pagato tutti questo prezzo, sulla nostra pelle”.

‘Pd non condivide niente con il M5S, sono maschilisti’

Dovevamo starci meglio sui social ed è una cosa che dobbiamo fare in futuro. Il M5S sono anni che investe scientificamente nella struttura di questa piattaforma online, e lo fa con un grande investimento di risorse economiche e di competenze. Sono sicuramente più spregiudicati di noi. Il programma dei pentastellati, fin dai tempi di Gianroberto Casaleggio, è sempre stato ‘diffondere notizie anche non vere, purché fossero condivise dalla maggior parte della gente’. Noi dobbiamo attrezzarci di più e soprattutto rivendicare la nostra differenza rispetto a loro. Il loro concetto di democrazia è un concetto con cui noi non abbiamo niente a che spartire. Sono contraria ad una apertura al M5S. Credo che il Pd non possa condividere con il M5S niente. Sono maschilisti e non hanno il concetto di democrazia che ha il Pd”.

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