“Di certo il governo in carica che firmò la concessione poco prima delle nuove elezioni fu il governo D’Alema”. Pietro Lunardi, ingegnere civile ed ex ministro dei Trasporti durante il secondo governo guidato da Silvio Berlusconi dal 2001 al 2006, non accusa assolutamente l’esecutivo di centrosinistra di essere responsabile in qualche modo del crollo del ponte Morandi a Genova. Si limita, invece, a ricordare come il lauto contratto, siglato nel 1999 tra Autostrade per l’Italia dei Benetton e la società pubblica Anas, ebbe come padrini politici proprio Massimo D’Alema, Pierluigi Bersani (allora ministro dei Trasporti) e Romano Prodi che, durante il suo secondo governo (2006-2008), avrebbe “ritoccato” il contratto, sempre in senso favorevole al gruppo di Ponzano Veneto.

Lunardi ricorda il ruolo del governo D’Alema

Nell’intervista esclusiva rilasciata ieri al quotidiano online notizie.tiscali.it, Pietro Lunardi non ha alcuna intenzione, come detto, di assegnare una responsabilità diretta per il crollo del ponte Morandi al governo D’Alema. Anzi, l’ex ministro berlusconiano risponde ad una precisa osservazione del direttore di TiscaliNews, Giuseppe Caporale, che gli chiede se sia d’accordo con l’accusa piovuta da più parti su Massimo D’Alema e sul suo esecutivo di essere in qualche modo responsabile del crollo del viadotto genovese.

“Se esistono inesattezze e favoritismi su quel contratto lo appurerà la magistratura”, risponde in maniera evasiva Lunardi che, però, subito dopo aggiunge una frase dal tono sibillino: “Di certo il governo in carica che firmò la concessione poco prima delle nuove elezioni fu il governo D’Alema”. L’ingegnere, inoltre, ricorda che il suo predecessore ai trasporti fu Pierluigi Bersani, senza però attribuirgli alcuna responsabilità precisa sulla vicenda. Un colpo basso, però, viene riservato a Romano Prodi, perché fu il suo secondo governo a decidere di ritoccare il contratto con Autostrade.

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Politica

L’opinione dell’ex ministro sul crollo del ponte Morandi: ‘Opera nata male’

Parlando più in generale della tragedia del crollo del ponte Morandi, Lunardi si dimostra sicuro del fatto suo. “Un’opera sicuramente nata male in fase di progettazione”, sentenzia prendendosela con il costruttore Riccardo Morandi che, all’epoca, aveva puntato tutto sugli “stralli in cemento armato precompresso”. Un errore palese secondo l’ingegner Lunardi.

E poi, troppa salsedine causata dalla vicinanza del mare che ha arrugginito le strutture, aumento dei carichi di oltre 4-5 volte rispetto al progetto iniziale, lavori di manutenzione fatti male per “trascuratezza”. Giusto, dal suo punto di vista, privatizzare il settore, ma il concessionario Autostrade, per il quale ha anche lavorato più volte, “ha fatto ciò che ha voluto”, incassando denaro senza garantire i controlli di sicurezza adeguati.

Il progetto di Renzo Piano è ‘lugubre’

Comunque sia, sostiene Lunardi, sarebbe inutile e controproducente togliere la concessione ora ad Autostrade, perché, secondo il contratto, il gruppo Benetton continuerebbe comunque ad incassare tutti gli utili previsti fino alla fine della concessione nel 2038. Battuta finale riservata al progetto di nuovo ponte realizzato dall’architetto, e senatore a vita, Renzo Piano e ‘regalato’ alla sua città di Genova.

Un “lugubre progetto”, attacca, che vorrebbe trasformare una arteria vitale per la città in un “triste memoriale” dedicato alle vittime della tragedia del ponte Morandi.

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