Marco Travaglio contro Repubblica. Non è la prima volta che il direttore del Fatto Quotidiano finisce in rotta di collisione con la redazione del giornale della famiglia De Benedetti. Stavolta il motivo della contesa è la recente assoluzione del sindaco di Roma, Virginia Raggi [VIDEO], dalle accuse di falso documentale. Mario Calabresi, direttore del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, si permette di paragonare l’assoluzione della Raggi a quella di Giulio Andreotti (accusato di mafia), scatenando però l’ilarità di Travaglio che, nel suo editoriale di oggi, ricorda al distratto collega come l’ex leader della Dc fu salvato dalla prescrizione, altro che assolto.

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Di Battista contro i giornalisti ‘pennivendoli’ e ‘pu**ane’

Il sindaco di Roma Virginia Raggi è stata assolta dall’accusa di falso documentale nelle vicenda, ormai nota, della promozione in Campidoglio di Renato Marra, fratello del suo ex braccio destro Raffaele, poi arrestato per altri fatti.

Questa notizia, accolta con comprensibile esultanza in ambienti M5S [VIDEO], ha dato il via ad una serie di dichiarazioni al veleno. A cominciare sono stati proprio i due leader pentastellati (uno in parlamento, l’altro fuori) Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, con quest’ultimo che è arrivato a definire la categoria dei giornalisti (quelli vip ovviamente, non le migliaia di precari e sfruttati) di essere dei “pennivendoli” e delle “puttane”. Logico che queste parole dovessero scatenare la reazione inviperita dei suddetti giornalisti che, oltre a convocare una manifestazione di protesta per mano dell’Ordine nazionale dei giornalisti, hanno risposto a tono, soprattutto quelli del quotidiano Repubblica.

Travaglio se la prende con Calabresi e Merlo

Il primo ad intingere la propria penna nel curaro è stato il noto editorialista Francesco Merlo che ha avuto il coraggio di scrivere di “Raggi assolta ma colpevole”, di “fatto che sussiste ma non costituisce reato” e di “bugia come astuzia politica per difendere se stessa” pronunciata dall’inquilina del Campidoglio.

Ebbene, Travaglio lo inchioda precisando che la presunta bugia sbandierata da Merlo in realtà sarebbe una lettera inviata dalla Raggi all’Anac (Autorità anti corruzione guidata da Raffaele Cantone) dove la stessa “non scrisse una cosa” perché semplicemente, chiosa Travaglio, “non la sapeva”. Insomma, nessuna bugia, e il sindaco è stato assolto, non “salvato” come scrive Merlo. Ancora più impreciso, se possibile, l’intervento del direttore stesso di Repubblica, quel Mario Calabresi figlio di quel Luigi Calabresi, commissario di ps ucciso nel 1972. Calabresi jr prende fischi per fiaschi mettendosi a paragonare la avvenuta assoluzione della Raggi a quella di Giulio Andreotti. “I giornalisti che per anni avevano sostenuto che la Dc fosse collusa con la mafia erano venduti e puttane?”, si domanda polemico Calabresi. Ma il suo è proprio un errore marchiano perché, lo gela Travaglio, mentre Virginia è stata assolta con formula piena, Giulio “fu salvato dalla prescrizione” dalla condanna per mafia.

Insomma, quelli di Repubblica secondo Travaglio sono degli “ignoranti”.