Pochi giorni fa il presidente statunitense Donald Trump aveva annunciato il ritiro delle truppe militari statunitensi impegnate in Siria. Secondo quanto riportato da un articolo pubblicato sul sito web dell'ANSA, Trump aveva motivato la decisione twittando che l'autoproclamato Stato Islamico era quasi del tutto sconfitto e che toccherà ad altri paesi occuparsi della sua definitiva disfatta. Inoltre, lo stesso politico repubblicano aveva scritto sul social che in Siria, gli Stati Uniti D'America, sarebbero dovuti rimanere solo tre mesi nel 2011.

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Il rimpatrio dei militari dall'Afghanistan e le dimissioni del generale Mattis

Recentemente Trump ha deciso di rimpatriare anche numerosi militari impegnati nella guerra in Afghanistan. Come riportato in un articolo pubblicato sul sito web della testata giornalistica 'La Repubblica', tale 'clamoroso annuncio' è stato considerato molto negativamente dal segretario della Difesa Jim Mattis. Più specificatamente, lo stesso Mattis ha scritto una lettera di dimissioni indirizzata allo stesso presidente degli States.

Andando maggiormente nello specifico, in tale lettera il generale ha sostenuto di aver servito militarmente gli States nel conflitto e ha scritto di dimettersi per le divergenze in merito a ciò.

La politica estera non interventista di Trump e lo scontro con il complesso militare-industriale

La decisione di ritirare i militari dalla Siria e dall'Afghanistan rientra nella linea politica 'isolazionista' e 'non interventista' che Trump ha sempre sostenuto di voler seguire.

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Ovviamente tale linea politica risulta essere alquanto malvista all'interno di una considerevole parte dell'attuale establishment statunitense, specialmente da quelle lobby che fanno parte del cosiddetto 'complesso militare-industriale'. Su ciò, c'è da dire che tale 'sistema di potere' risulta essere politicamente trasversale e interessa sia una considerevole parte dell'establishment del Partito Repubblicano così come del Democratic Party.

Il fatto è che, sino ad ora, la politica estera statunitense di stampo interventista e/o imperialista è sempre stata giustificata dalle precedenti amministrazioni o nel nome della 'supremazia statunitense' o dell'intervento 'umanitario' e ciò è stato da sempre rifiutato da un'importante parte della destra che sostiene l'attuale presidente degli Stati Uniti.

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